Politici e giornalisti in guerra: il risarcimento a favore dei cronisti
Politici italiani accusati di abuso del diritto contro giornalisti, risarcimento al 50% in caso di soccombenza.

Politici e giornalisti in guerra: il risarcimento a favore dei cronisti
In Italia, i politici, spesso ministri dell’attuale governo, ricorrono maggiormente all’abuso del diritto, intentando cause contro giornalisti. In molti casi, se il politico perde la causa, deve versare al cronista il 50 per cento di quanto aveva richiesto come risarcimento. Questo meccanismo, se applicato, potrebbe rappresentare un deterrente significativo contro le azioni legali infondate. L’avvocato Alessio La Pegna, esperto di diritto dell’informazione, ha spiegato che dal 2020 si è registrato un aumento esponenziale di politici che utilizzano l’azione legale come risposta alle inchieste o ad articoli di stampa che li riguardano. Questo fenomeno, accompagnato da una tendenza a minacciare pubblicamente di causa senza seguirne l’azione giudiziaria, ha reso più complesso il rapporto tra politica e stampa.
La legge Daphne e le contromisure contro le Slapp
La coordinatrice di Case Italia, Sielke Kelner, ha sottolineato che la prima azione necessaria per arginare il fenomeno delle cause temerarie è l’ampliamento della direttiva europea anti Slapp, detta legge Daphne. L’Italia, insieme ad altri Stati membri, è stata segnalata alla Commissione europea per il ritardo nel recepimento della direttiva. La legge Daphne offre protezione solo ai casi transfrontalieri, come quelli che coinvolgono la Bbc e Donald Trump.
Tuttavia, il 90 per cento dei casi di Slapp in Italia è di natura nazionale, con procedimenti avviati da politici italiani nei confronti di giornalisti italiani. Per questo motivo, la Commissione europea ha esortato i governi a estendere le tutele anche ai casi puramente nazionali. Kelner ha anche proposto l’istituzione di fondi per la copertura delle spese legali, centri di raccolta dati e corsi di formazione per le figure legali e le vittime.
Le misure per contrastare le cause infondate
Nel sistema giuridico italiano esistono alcune misure che potrebbero disincentivare le cause infondate. Una di queste è la “responsabilità aggravata”, meglio nota come lite temeraria. Questa norma prevede che, in caso di mala fede del querelante, il giudice condanni l’attore a risarcire i danni al soccombente. Tuttavia, l’avvocato La Pegna ha riferito che questa norma non è mai stata applicata in pratica. Un’altra misura potrebbe essere l’introduzione di una norma specifica che preveda, in caso di soccombenza dell’attore, un risarcimento al 50 per cento della somma richiesta. Questo meccanismo, se introdotto, potrebbe rappresentare un forte deterrente per i politici che intendono intentare cause infondate.
Un sistema in crisi e la necessità di interventi
La situazione in Italia sembra essere in una fase di transizione. Per decenni, i politici raramente hanno intentato cause contro la stampa. Tuttavia, negli ultimi anni, questa tendenza si è intensificata, con conseguenze per la libertà di informazione. L’esperto La Pegna ha sottolineato che, nel penale, è più difficile porre un argine alle cause infondate, mentre nel civile esistono misure che potrebbero aiutare a contrastare il fenomeno. La questione non è solo giuridica, ma anche sociale e politica. La pressione sui giornalisti, spesso in bilico tra libertà di espressione e responsabilità civile, richiede un intervento concreto. La legge Daphne, se ampliata, potrebbe rappresentare una soluzione efficace, ma solo se accompagnata da una serie di misure complementari. La legge Daphne potrebbe diventare un’arma per proteggere i giornalisti da cause infondate.
