Papa Francesco: “La guerra non è la via per costruire la pace”
Papa Francesco apre ciclo di udienze sulla Gaudium et spes, sottolineando la condivisione come via per smascherare le contraddizioni del tempo.

Il Papa ha aperto oggi in piazza San Pietro un ciclo di udienze dedicate alla Costituzione pastorale Gaudium et spes, sottolineando che la guerra non è la via per costruire la pace. L’appello del Pontefice, rivolto a tutti i credenti, è stato espresso con forza e chiarezza, in un momento in cui il mondo vive profondi mutamenti e squilibri. Il Papa ha ricordato che la Chiesa, guidata dallo Spirito consolatore, deve continuare l’opera di Cristo, che ha scelto di condividere la vita umana, anche fino alla morte di croce.
Condivisione e prossimità all’umanità
La parola chiave del discorso di Papa Francesco è stata la condivisione, intesa come impegno nella storia, all’insegna della passione per l’umanità e della capacità di smascherare le contraddizioni del tempo. “Non è possibile restare spettatori disinteressati”, ha detto il Papa, “occorre ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare, farsi coinvolgere”. La condivisione, ha spiegato, è la via che il Cristo chiede alla Chiesa, e la Costituzione conciliare si apre con l’affermazione che la Chiesa sente come proprie “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono”.
Le contraddizioni del nostro tempo
Il Papa ha elencato alcune delle contraddizioni che caratterizzano la vita contemporanea, come il progresso scientifico e tecnologico che offre nuove possibilità ma solo ad alcuni, la conoscenza più chiara delle leggi sociali accompagnata da incertezze sulla direzione da imprimervi, e la maggiore disponibilità di ricchezze e potenza economica che lascia una grande parte del globo tormentata dalla fame e dalla miseria. “In un tempo segnato da profondi mutamenti, da cui derivano preoccupanti squilibri, la Chiesa è chiamata a servire l’essere umano, ascoltando e accogliendo gli interrogativi più profondi del suo cuore e gli aneliti che lo abitano”, ha concluso il Papa.
Leone XIV ha anche ricordato che la Chiesa non è mossa da ambizioni terrene, ma mira solo a continuare l’opera di Cristo, che è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito. “La prossimità verso l’umanità apre a una lettura più profonda degli avvenimenti e della stessa Rivelazione”, ha spiegato, “e, nella medesima prospettiva, Gaudium et Spes richiama il dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo”.
Il Papa ha anche espresso un chiaro no ai “profeti di sventura”, che, pur accesi di zelo per la religione, vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori. “Sebbene accesi di zelo per la religione vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia”, ha detto il Papa, prendendo in prestito le parole del discorso con cui Giovanni XXIII ha aperto il Concilio.
Con queste parole, Papa Francesco ha inaugurato un ciclo di udienze che mira a rinnovare la fedeltà al Mistero di Cristo, che ha scelto di condividere la vita umana, anche fino alla morte di croce. La Chiesa, ha ricordato il Papa, è chiamata a scoprire Cristo nei poveri, a prestare loro la voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro.
