Odessa, la porta del grano ucraino sotto attacco aereo

La Russia intensifica gli attacchi a Odessa, porto chiave per le esportazioni ucraine. La città diventa simbolo di una crisi economica in crescita.

Porti di Odessa sotto attacco aereo, navi distrutte, fumo e incendi a causa di droni russi
Porti di Odessa sotto attacco aereo, navi distrutte, fumo e incendi a causa di droni russi

Odessa, la città portuale ucraina, è diventata un bersaglio prioritario per la Russia, con attacchi aerei quotidiani che mettono a rischio il traffico mercantile e la sicurezza economica del paese. Nelle ultime due settimane, si sono registrati fino a cinque attacchi al giorno, con droni e missili che colpiscono direttamente le infrastrutture portuali. L’attacco alla nave Golden Leo, un cargo turco, ha segnato un punto di svolta nella guerra sul mare, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’economia ucraina.

La battaglia per il controllo del mar Nero

La battaglia per il controllo del mar Nero si intensifica, con la Russia che alza il tiro e mira direttamente alle navi internazionali. L’attacco alla Golden Leo, avvenuto il 19 luglio, ha causato la morte di nove membri dell’equipaggio, tra cui il pilota portuale Volodymyr Mykhailov. La nave, carica di mais, è stata colpita da tre missili KH-59, che hanno centrato la sovrastruttura e hanno lasciato pochi sopravvissuti. L’evento ha messo in evidenza la crescente minaccia per i porti ucraini, che rappresentano il 90 per cento delle esportazioni agricole del paese.

La Russia ha riuscito a chiudere il mare di fronte alle coste ucraine, con un costo prossimo allo zero. «Le navi russe non si avvicinano nemmeno alla costa ucraina, sanno che siamo qui ad aspettarle», ha spiegato il comandante Dmitro Pletenchuk, portavoce della Marina militare ucraina. La flotta russa, trasferitasi in massa nei porti orientali del mar Nero, ha ridotto drasticamente la presenza in Crimea, dove la base di Sebastopoli è quasi abbandonata.

Un’altra Hormuz, senza reazioni internazionali

Dmitro Barinov, presidente dell’associazione dei porti ucraini, UkrPort, ha definito Odessa «un’altra Hormuz, solo che qui non stiamo vedendo la stessa reazione internazionale». La città, con i suoi porti di Pivdenny, Chornomorsk e Odessa, è la porta di accesso per le esportazioni ucraine, che nel 2025 hanno generato oltre 30 miliardi di euro. Tuttavia, con i porti chiusi e il traffico bloccato, l’Ucraina rischia una crisi economica peggiore di quella subita all’inizio dell’invasione.

La Russia, attraverso attacchi aerei e missili, ha riuscito a bloccare il traffico mercantile. L’attacco alla Golden Leo ha segnato un punto di svolta nella guerra sul mare, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’economia ucraina. La situazione si complica ulteriormente con l’incendio di una seconda nave a poche miglia dal porto, abbandonata dall’equipaggio. I droni russi, che partono dalla Crimea o dal nuovo missile Banderol, continuano a colpire Odessa, dove la popolazione, nonostante l’insicurezza, rimane in strada, con gli smartphone puntati al cielo in attesa di riprendere l’arrivo di un drone o di vederlo abbattuto. La guerra nel mar Nero non è solo una battaglia militare, ma anche una sfida economica. Con i porti chiusi e il traffico bloccato, l’Ucraina rischia di perdere una parte fondamentale del suo reddito. La campagna di raccolta dei semi di girasole, che inizierà nei prossimi giorni, potrebbe rivelarsi un ulteriore segno di una crisi in atto, con conseguenze che si estenderanno a tutta l’economia ucraina.