Francia riforma il calcio, Italia resta inattiva: meno potere al Psg, più trasparenza e diritti tv redistribuiti

In Francia si introduce una riforma del calcio per ridurre il potere del Psg e migliorare la trasparenza, mentre in Italia la politica non agisce.

Politica francese modifica sistema calcio, riduce potere Psg, aumenta trasparenza e redistribuisce diritti tv
Politica francese modifica sistema calcio, riduce potere Psg, aumenta trasparenza e redistribuisce diritti tv

La politica francese ha lanciato una riforma del calcio che mira a ridurre il potere del Paris Saint-Germain (Psg), a migliorare la trasparenza e a redistribuire i diritti televisivi, mentre in Italia il sistema calcistico rimane immobile e non mostra segni di cambiamento. La riforma, approvata in modo trasversale, ha come obiettivo principale la riduzione del divario economico tra i club, con un rapporto massimo di 3 a 1 tra la prima e l’ultima squadra nella ripartizione dei diritti tv. In Italia, invece, nonostante le critiche e le richieste di riforma, la politica non ha ancora trovato il coraggio di intervenire con misure concrete.

Una legge per ridurre il potere del Psg

La riforma francese ha messo in discussione la figura di Nasser Al Khelaifi, presidente del Psg e fondatore del canale televisivo beIN Media Group, che detiene quote in aziende di scommesse e diffusione audiovisiva. La legge stabilisce l’incompatibilità tra qualsiasi carica in Lega e la detenzione di quote in aziende di scommesse o di diffusione audiovisiva. Questo provvedimento mira a limitare l’influenza del Psg sulle decisioni della Ligue 1, riducendo il suo potere economico e politico. La legge è stata approvata all’unanimità e ha ricevuto un’accoglienza positiva da parte dei tifosi, sebbene venga osteggiata dai vertici della Lega (LFP) e dai grandi club, che temono una perdita di competitività a livello internazionale.

La legge ha introdotto un limite di stipendio per le cariche istituzionali calcistiche, fissato a 450mila euro l’anno.

Un modello per l’Italia, ma non ancora realizzato

In Italia, il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi ha depositato un ddl che include proposte simili a quelle francesi, come una ripartizione più meritocratica dei diritti tv, un prelievo del 2% dalle scommesse destinate alla Figc, sgravi sui contratti degli under 23 e un numero minimo di giovani del vivaio in Primavera. Il testo, non lontano dal modello francese, rischia però di non vedere la luce, considerando che si avvicina la fine della legislatura e l’inizio della campagna elettorale. Il ministro Abodi ha espresso la volontà di intervenire, ma non ha ancora trovato il coraggio di commissariare la Federazione, nonostante l’eliminazione mondiale.

La mancanza di interventi concreti ha permesso a club come il Psg di mantenere un potere enorme, senza alcuna limitazione.

La riforma francese rappresenta un passo avanti per il calcio, ma in Italia la politica non ha ancora trovato il coraggio di agire. Mentre all’estero si fanno passi in avanti, in Italia il sistema calcistico rimane immobile, con un’immobilità che ha portato a un declino progressivo. La mancanza di interventi concreti ha permesso a club come il Psg di mantenere un potere enorme, senza alcuna limitazione. La riforma francese potrebbe diventare un modello per l’Italia, ma solo se la politica troverà il coraggio di agire.

  • Modifica delle quote di ripartizione dei diritti tv
  • Limitazione del potere del Psg
  • Obbligo di trasparenza per le leghe professionistiche
  • Partecipazione dei tifosi agli organi di consultazione

La riforma francese ha dimostrato che è possibile intervenire nel sistema calcistico per ridurre il potere di alcuni club e migliorare la trasparenza. In Italia, invece, la politica non ha ancora trovato il coraggio di agire, anche se ci sono segnali di interesse. Il ddl di Marcheschi potrebbe rappresentare un primo passo verso una riforma più concreta, ma il rischio è che non venga approvato a causa della mancanza di tempo e di volontà politica. La mancanza di interventi concreti ha portato a un declino del calcio italiano, mentre all’estero si fanno passi avanti. La politica italiana deve trovare il coraggio di agire, altrimenti il calcio continuerà a rimanere immobile e a perdere terreno.