Milano 2027: il futuro digitale non entra nel dibattito elettorale
Milano 2027: il futuro digitale non entra nel dibattito elettorale, mentre i dati e i progetti di intelligenza artificiale crescono in silenzio.

A pochi mesi dalle elezioni comunali del 2027, il dibattito milanese si concentra su temi tradizionali come la crisi abitativa, la sicurezza e il welfare, mentre il futuro digitale della città rimane fuori dal focus. Nonostante Milano concentri il 23% degli investimenti europei in data center e abbia un ecosistema di startup e PMI innovativo, i numeri non vengono discussi in modo significativo. La politica sembra non aver ancora trovato una strategia chiara per gestire la trasformazione digitale. Il dibattito pubblico si è comodamente adagiato su un asse tripartito e rassicurante, senza affrontare le sfide e le opportunità del futuro tecnologico.
Un ecosistema tecnologico in crescita
Milano è diventata uno degli hub di innovazione più densi d’Italia, con un tessuto di università di ricerca, incubatori e centri applicativi che non ha paralleli sul territorio nazionale. Oltre il 23% delle startup e PMI innovative italiane ha sede in questa città, attorno a un ecosistema che ha visto un incremento esponenziale di investimenti. Nel 2025, il mercato digitale italiano ha registrato un aumento del 3,4%, quasi sette volte superiore al PIL, che si è fermato a +0,5%. La componente AI ha accelerato ulteriormente, con un incremento del 47%, portando la spesa complessiva a 1,38 miliardi di euro.
Il Comune ha presentato il Manifesto per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, il primo documento di questo tipo prodotto da un’amministrazione pubblica italiana. Ha censito 44 progetti di intelligenza artificiale interni, di cui nove già operativi, dal monitoraggio predittivo del verde urbano a sistemi di assistenza digitale per cittadini con difficoltà di accesso ai servizi online. Tuttavia, il 20% del potenziale dichiarato è diventato realtà concreta, mentre il restante 80% rimane nella fase dell’intenzione, rallentato da vincoli normativi e inerzie burocratiche.
La governance tecnologica è un tema cruciale, ma non è stato affrontato in modo adeguato nel dibattito elettorale.
Un futuro digitale da governare
Chi governerà Milano nel 2027 governerà una città già digitale. La domanda è se lo farà con una visione esplicita o per inerzia amministrativa. Ogni anno senza una governance tecnologica consapevole è un anno in cui le decisioni sulle infrastrutture digitali della città le prendono altri: le piattaforme, i fornitori, i player globali che operano nel territorio seguendo logiche di ottimizzazione proprie, non necessariamente allineate all’interesse collettivo.
Le visioni politiche non si improvvisano a campagna avviata, e un programma credibile sulla governance digitale di una metropoli richiede competenze, interlocutori, scelte difficili su chi controlla cosa, chi accede ai dati pubblici, come si regola l’automazione nei servizi comunali. Chi punta a Palazzo Marino nel 2027 eredità una città che ha già il Manifesto AI, 44 progetti in cantiere, il polo digitale più importante d’Italia per concentrazione di investimenti e capitale umano qualificato. Quell’eredità richiede un’agenda all’altezza. Richiede che qualcuno risponda a domande concrete: chi gestirà gli algoritmi di allocazione delle risorse comunali? Come si posizionerà Milano nella competizione europea per attrarre talenti tech? Quali regole governeranno la mobilità autonoma, i droni nelle zone ZTL, i sistemi di monitoraggio urbano che già operano nella città?
La città è già la capitale digitale d’Italia. Chi vuole governarla ha il dovere di meritarsi quella posizione.
