Investimento da 100 milioni per rimuovere batterie e RAEE dall’indifferenziato

Un investimento tra 65 e 114 milioni di euro potrebbe permettere la rimozione di batterie e RAEE dagli impianti TMB in Italia.

Tecnologia per identificare e rimuovere batterie e RAEE dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani
Tecnologia per identificare e rimuovere batterie e RAEE dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani

Un investimento compreso tra 65 e 114 milioni di euro potrebbe permettere la rimozione di batterie e piccoli RAEE dagli impianti TMB in Italia, un tema al centro di un recente studio realizzato da Erion Energy, Erion WEEE e il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano. L’analisi, presentata durante l’evento “Batterie e piccoli RAEE nell’indifferenziato: può la tecnologia chiudere il gap di raccolta?” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, ha evidenziato come l’introduzione di tecnologie di intercettazione e separazione possa rappresentare una soluzione per migliorare la raccolta di materie prime critiche e ridurre i rischi per la sicurezza degli impianti.

Investimento necessario per la tecnologia di intercettazione

Secondo lo studio, l’introduzione delle tecnologie necessarie negli impianti TMB richiederebbe un investimento tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per ciascun impianto, a seconda del livello di automazione adottato. Ipotizzando l’implementazione su 60 impianti TMB, che coprono l’80% del flusso di RUR generato annualmente in Italia, l’investimento complessivo si collocherebbe tra 65 e 114 milioni di euro. La cifra, pur contenuta rispetto alla dimensione economica complessiva del settore dei rifiuti urbani, presenta una problematica strutturale: non genera ricavi sufficienti a coprirne autonomamente l’ammortamento, rendendolo non profittevole di per sé nel quadro tariffario attuale.

“Il ‘libero mercato’ da solo non va nella direzione giusta: strumenti normativi adeguati possono consentire al Paese di fare importanti passi in avanti nel riciclo delle materie prime critiche”, ha affermato Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy. Tuttavia, i sistemi di intercettazione devono essere considerati una soluzione complementare e non sostitutiva della raccolta dedicata. La priorità resta promuovere comportamenti corretti da parte dei cittadini e rendere sempre più capillari e accessibili i punti di raccolta.

Un modello economico circolare

Il Consorzio Erion, che rappresenta oltre 2.500 aziende e si impegna a sostenere un modello economico circolare, ha sottolineato come i Rifiuti di Batterie possano essere identificati non come scarti, ma come risorse. L’obiettivo è promuovere un sistema in cui i rifiuti vengano recuperati e riutilizzati, contribuendo al riciclo delle materie prime critiche. L’analisi ha anche evidenziato la necessità di strumenti normativi adeguati per rendere sostenibile l’introduzione di tecnologie di intercettazione e separazione.

Per verificare la fattibilità dell’intervento, lo studio ha preso come caso di riferimento l’impianto di Ecologia Viterbo, uno degli attori più importanti di trattamento del RUR del Centro Italia. Simulando l’integrazione di soluzioni tecnologiche basate su sistemi di apertura sacchi, scanner a raggi X, robot per l’identificazione e la separazione automatica, l’analisi ha confermato che la rimozione di batterie esauste e piccoli RAEE dal flusso indifferenziato è tecnicamente realizzabile, ma richiede importanti investimenti. La soluzione tecnologica si basa su sensori, intelligenza artificiale e robotica, permettendo di identificare e separare automaticamente i rifiuti. Questo approccio potrebbe trasformare un problema ambientale in un’opportunità di recupero e valorizzazione. L’implementazione di tali tecnologie richiede un investimento significativo, ma potrebbe contribuire a un sistema più sostenibile e efficiente.