Migranti: arrivi in Italia in calo del 55%, la Libia resta la prima rotta, l’Algeria sorpassa la Tunisia
Arrivi di migranti in Italia in calo del 55% nel 2026, la Libia rimane la principale rotta, l’Algeria sorpassa la Tunisia.

Nei primi otto mesi del 2026, gli arrivi di migranti via mare in Italia sono diminuiti del 54,8 per cento, confermando una tendenza inesorabile che non ha subito inversione neppure durante la stagione estiva. Secondo i dati del ministero dell’Interno, sono sbarcate 19.601 persone, contro le 43.346 registrate alla stessa data del 2025. Tra l’inizio di luglio e l’inizio di settembre, la flessione ha raggiunto il 60 per cento, segnando un ulteriore calo nella dinamica dei flussi migratori.
La Libia rimane la principale rotta
La Libia, pur registrando un calo del 59,3 per cento, rimane il principale paese di partenza, con 15.570 migranti sbarcati, contro i 38.232 del 2025. Nonostante il forte calo, la rotta libyenne rappresenta quasi l’80 per cento di tutti gli sbarchi in Italia. Soprattutto, circa il 98 per cento delle partenze dalla Libia avviene dalle coste occidentali, con la sola Tripolitania all’origine di quasi il 78 per cento degli arrivi registrati quest’anno. La nuova geografia dei flussi si riflette sui luoghi di sbarco. La Sicilia rimane la prima regione di arrivo, con 14.436 persone, ma registra una diminuzione vicina al 60 per cento. La Sardegna, al contrario, ha visto un aumento del 139 per cento, direttamente collegato all’aumento delle partenze dall’Algeria. Le imbarcazioni salpano soprattutto dalla fascia nordorientale del Paese, in particolare da Annaba ed El Kala, e trasportano in larga maggioranza cittadini algerini, i cosiddetti harraga.
L’Algeria sorpassa la Tunisia
La principale novità riguarda l’Algeria, dove gli arrivi sono passati da 813 a 2.292, con un aumento del 182 per cento, superando quelli dalla Tunisia, scesi da 3.290 a 1.646. La rotta turca, invece, ha quasi scomparso, con appena 93 arrivi contro i 1.011 del 2025. La crescita della direttrice algerina, pur significativa, rimane limitata in termini assoluti e non è paragonabile alla pressione esercitata dalla rotta libica.
Un’inchiesta giudiziaria condotta a Cagliari ha ricostruito un asse tra El Kala, Cagliari e Marsiglia, evidenziando la complessità dei flussi. I cittadini del Bangladesh rimangono la prima nazionalità dichiarata allo sbarco, con 5.198 persone, davanti a somali, algerini, sudanesi, pakistani ed egiziani. La Libia funziona quindi contemporaneamente come Paese di destinazione economica e piattaforma di transito. Secondo il Mixed Migration Centre, molti bangladesi raggiungono Bengasi in aereo, spesso passando per Dubai, per cercare lavoro in Libia o, in alcuni casi, proseguire successivamente verso l’Europa.
Per il 93 per cento dei migranti, lavoro e ricerca di un reddito rappresentavano la principale motivazione della partenza. Tra i migranti intervistati, il 39 per cento intendeva rimanere nel Paese e soltanto l’8 per cento prevedeva di proseguire il viaggio, principalmente verso l’Europa. La diminuzione degli arrivi non ha infine cancellato il costo umano delle traversate. Secondo il Missing Migrants Project dell’Oim, almeno 914 persone sono morte o risultano disperse dall’inizio del 2026 lungo la rotta del Mediterraneo centrale. L’ultimo naufragio censito, il 20 agosto al largo di Tajoura, a est di Tripoli, ha causato 15 morti e quattro dispersi. Si tratta di stime minime, perché numerosi naufragi avvengono senza testimoni né superstiti.
- Calo del 55% degli arrivi in Italia nel 2026
- La Libia rimane la principale rotta con il 78% degli arrivi
- L’Algeria sorpassa la Tunisia con un aumento del 182%
- La rotta turca quasi scomparsa con 93 arrivi
- Il costo umano delle traversate non è diminuito
