L’Italia si trova tra due paradossi: l’immigrazione come problema e come risorsa
L’Italia si trova tra due paradossi: l’immigrazione come problema e come risorsa

L’Italia si trova in una situazione paradossale: da un lato la politica parla di un’invasione insostenibile, dall’altro l’economia ha bisogno di lavoratori. Questo contrasto emerge chiaramente in un articolo pubblicato il 27 agosto 2026, in cui Alberto Iannuzzi, ex presidente della Corte di appello di Potenza, mette in luce come l’immigrazione non sia un problema da risolvere, ma una realtà da gestire con intelligenza. L’immigrazione esiste già e rappresenta un fenomeno globale, ma la sua gestione rimane un tema di forte tensione.
Un fenomeno globale che non si può ignorare
Secondo Iannuzzi, la vera domanda non è se l’immigrazione esisterà, ma se l’Italia saprà governarla con intelligenza o continuerà a trasformarla in una guerra permanente. L’immigrazione non è solo un problema di frontiera, ma una realtà che coinvolge la società, l’economia e la demografia. L’Italia invecchia rapidamente, con una popolazione che si riduce e un mercato del lavoro che ha difficoltà a trovare personale. Al 1° gennaio 2026, i residenti di cittadinanza straniera erano 5,56 milioni, il 9,4% della popolazione. Questi numeri non autorizzano a sostenere che l’immigrazione sia una bacchetta magica, ma rendono insostenibile l’idea di trattarla soltanto come un problema. L’immigrazione è una realtà che ha bisogno di una politica radicalmente diversa, che non si basi solo sulla paura e sull’emergenza, ma sull’integrazione e sull’investimento. I migranti non sono soltanto persone da salvare in mare, ma anche persone con cui costruire il futuro.
La politica e la Chiesa: due visioni contrastanti
Da una parte, Papa Leone XIV ha sottolineato la dignità della persona e rifiutato l’idea di “mandare via” chi arriva. Il Pontefice ha ricordato che “prima dei confini ci sono sempre le persone”, mettendo in guardia contro la tentazione di “lavarsi le mani del problema”. Dall’altra parte, il governo italiano continua a trasformare il soccorso in mare in un terreno di scontro politico e amministrativo. Un esempio recente è la sanzione inflitta a Sea Watch, una nave impegnata nel salvataggio di persone in pericolo, per non aver cooperato con le autorità libiche durante un’operazione di soccorso.
Il diritto internazionale del mare impone obblighi di soccorso a chiunque si trovi davanti a una persona in pericolo. E proprio su questo principio si fonda l’intero sistema della ricerca e del salvataggio marittimo. Quando una nave salva esseri umani da un naufragio, il primo risultato dovrebbe essere una vita sottratta alla morte, non una pratica amministrativa aperta contro chi ha prestato soccorso.
Un’immigrazione che costruisce e non distrugge
La realtà, fondata su dati di fatto inconfutabili, è molto diversa dalla propaganda. L’immigrazione non è solo un problema, ma una risorsa. I migranti vivono, lavorano e costruiscono la propria vita in Italia. Sono nei campi, dove senza manodopera straniera molte produzioni agricole avrebbero difficoltà enormi. Sono nelle fabbriche, nei cantieri, nella logistica, nella ristorazione e nell’assistenza alla persona. Secondo il Ministero del Lavoro, nel 2025 gli occupati stranieri sono stati quasi 2,6 milioni, il 10,7% dell’occupazione complessiva.
Le imprese hanno programmato oltre 1,3 milioni di assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 23% del totale, incontrando difficoltà di reperimento. L’Italia ha bisogno di giovani, di lavoratori, di persone che contribuiscano al sistema previdenziale, paghino tasse e contributi, facciano impresa, consumino, studino, formino famiglie. Per questo serve una politica radicalmente diversa, che non si basi solo sulla paura e sull’emergenza, ma sull’integrazione e sull’investimento. La vera domanda non è se l’immigrazione esisterà, perché esiste già ed è un fenomeno globale. La vera domanda è se sapremo governarla con intelligenza o continueremo a trasformarla in una guerra permanente. L’Italia ha bisogno di una politica che non si basi solo sulla paura, ma sull’integrazione, sull’investimento e sulla costruzione di una società capace di accogliere, integrare e valorizzare chi arriva.
