L’Italia affronta un grave problema di denatalità, ma la Pma rimane un lusso per pochi

L’Italia ha un problema di denatalità, ma la Pma è un privilegio per ricchi: 38mila coppie all’anno si rivolgono al privato.

Coppie italiane si rivolgono a cliniche private per la Pma, pagando fino a 9mila euro
Coppie italiane si rivolgono a cliniche private per la Pma, pagando fino a 9mila euro

L’Italia si confronta con un problema di denatalità crescente, ma la Procreazione medicalmente assistita (Pma) rimane un lusso per pochi. Nonostante la richiesta di gravidanze tramite Pma sia raddoppiata in 13 anni, ogni anno circa 38mila coppie sono costrette a rivolgersi al settore privato, pagando fino a 9mila euro per accedere a procedure come la fecondazione assistita. La situazione si fa sempre più critica, con un sistema sanitario pubblico sovraccarico e insufficiente, che non riesce a soddisfare le esigenze di una popolazione in crescita di richieste.

Un sistema sanitario in sofferenza

La spaccatura tra strutture pubbliche e private è evidente: su 186 centri presenti nel Paese, ben 103 sono privati, a fronte di soli 67 centri pubblici. Nel 2023, dei 112 mila cicli complessivi effettuati, il 42% è stato gestito dal privato puro, il 32% dalle strutture pubbliche e il 25% dai centri convenzionati. La situazione è particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove i 27 centri privati coprono il 77% di tutti i trattamenti, costringendo migliaia di coppie a spostarsi verso il Nord per accedere a strutture pubbliche.

La domanda di Pma cresce, ma l’offerta pubblica non segue. Le gravidanze da Pma sono raddoppiate, passando dalle 8.309 del 2012 alle 16.180 del 2025. Nel solo 2023 sono nati 17.235 bambini da 15 mila parti, arrivando a rappresentare il 4,5% di tutte le nascite in Italia. Tuttavia, il sistema non riesce a rispondere a questa domanda, costringendo le coppie a cercare alternative.

Costi elevati e diritti negati

La spesa per la Pma in Italia è considerevole: si va dai 3 ai 6 mila euro per la fecondazione omologa, fino a raggiungere cifre comprese tra i 5 e i 9 mila euro per la fecondazione eterologa, dove l’acquisto dei gameti da banche estere aggiunge ulteriori costi. Il giro d’affari della fecondazione eterologa è stimato in circa 80 milioni di euro, con 11 mila coppie su 16 mila che si rivolgono al privato puro. Le donne single e le coppie lesbiche non hanno accesso alla Pma. La legge 40/2004, sebbene ridimensionata nel tempo dalle sentenze della Corte Costituzionale, continua a escludere chiunque non rientri nel perimetro della coppia eterosessuale con diagnosi di sterilità. L’unica alternativa resta affidarsi a cliniche estere, come in Spagna, dove i costi e i viaggi aggiuntivi rendono il percorso ancora più oneroso.

La situazione smentisce la retorica sulle politiche di incentivo alla natalità, rendendo l’accesso alla maternità un privilegio legato al reddito, al luogo di residenza e all’orientamento sessuale. Mentre l’Italia continua a fare i conti con un inverno demografico drammatico e con culle sempre più vuote, sognare di diventare genitori attraverso la Pma resta un lusso per pochi. La spesa per la Pma, insieme alle liste d’attesa infinite e all’offerta pubblica insufficiente, trasforma il percorso per avere un figlio in un salasso economico che lascia campo libero alle strutture private.