Pd in bilico tra primarie e congresso: il rischio di un confronto interno
Il Pd si trova a un bivio tra primarie e congresso, con tensioni interne e scelte strategiche in bilico.

Il Partito Democratico si trova a un bivio cruciale: tra il rischio delle primarie e l’azzardo di un congresso che potrebbe spostare la leadership. Il 13 settembre, giorno dopo il 12, il presidente dell’Assemblea nazionale, Stefano Bonaccini, dovrà decidere se chiedere la deroga per posticipare il congresso dopo il voto. Questa scelta, tuttavia, potrebbe impattare sulla campagna elettorale e sul percorso di Elly Schlein, segretaria del Pd, che cerca di consolidare la sua posizione. Il dibattito interno, tra chi sostiene le primarie e chi propone un congresso, si fa sempre più acceso, con tensioni tra i leader del partito.
Un confronto che non si fa mai
La proposta di un congresso, avanzata da alcuni esponenti del Pd, non è nuova. Nei mesi scorsi, i più vicini a Schlein hanno minacciato un congresso da celebrare prima delle politiche, convinti che la segretaria potrebbe vincere anche nel partito. Tuttavia, questa opzione non è stata accolta da tutti. L’ex ministro Roberto Speranza, in un’intervista al Corriere della Sera, ha lanciato l’allarme sul rischio di un “clamoroso autogol” se si procedesse alle primarie, mettendo in dubbio la strategia di Schlein. Questo ha rotto la tregua del silenzio dei maggiorenti sulle preoccupazioni per lo “scivolamento” della segretaria verso un finale di vittoria che lei dà per scontato.
Un’alternativa simbolica
La proposta di un congresso è vista come un’alternativa simbolica alle primarie, ma non è priva di rischi. Alcuni esponenti del Pd, come Michele Fina, tesoriere del partito, hanno suggerito di fare una scelta simbolica, come un neo-diciottenne o un anziano partigiano, al posto del candidato premier del centrosinistra. Questa idea, tuttavia, è stata interpretata da alcuni come un modo indiretto per chiedere a Schlein e a Giuseppe Conte di fare un passo indietro rispetto alle primarie. La proposta, però, è caduta nel vuoto, almeno per ora.
Nonostante ciò, alcuni dirigenti del Pd puntano al fatto che Schlein e Conte si parlino presto, ma sul serio, per evitare un confronto fratricida o sororicida. In questo scenario, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi potrebbe emergere come un terzo nome, ma non è certo che possa soddisfare entrambi i leader. La sindaca di Genova Silvia Salis, invece, potrebbe rappresentare un’alternativa per Conte, ma per Schlein sarebbe un dito nell’occhio.
Un’ultima mossa
Il 13 settembre, giorno della festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia, Schlein potrebbe annunciare ufficialmente la sua candidatura alle primarie, nonostante i dubbi di alcuni dirigenti. Questo passo, tuttavia, potrebbe impattare sulla campagna elettorale e sul percorso interno del Pd. L’alternativa di un congresso, sebbene non sia ancora stata accettata, rimane un’ipotesi in bilico, con il rischio di un confronto interno che potrebbe mettere a dura prova la coesione del partito.
