Mestre, scuole elementari quasi esclusivamente bengalesi: una comunità in cerca di integrazione

Scuole di Mestre quasi esclusivamente frequentate da bambini bengalesi, una comunità in cerca di integrazione.

Genitori e bambini bengalesi in una scuola elementare di Mestre, con veli e mascherine anti-Covid
Genitori e bambini bengalesi in una scuola elementare di Mestre, con veli e mascherine anti-Covid

Il primo giorno di scuola a Mestre si è svolto in un contesto unico, con le elementari quasi esclusivamente frequentate da bambini bengalesi. La scuola primaria “Cesare Battisti” e la vicina “Silvio Pellico” hanno visto una presenza quasi totale di alunni di origine bengalese, con pochi studenti italiani, cinesi o dell’Est. La situazione ha reso la scuola un luogo di concentrazione etnica, a volte definito come un “ghetto” per l’assenza di diversità. La scuola, che poteva diventare un laboratorio di integrazione, ha perso un’opportunità di incontro tra culture.

Una comunità in cerca di integrazione

Le mamme bengalesi, spesso coperte con velo o burqa, hanno guidato l’ingresso dei figli, con alcuni che si sono presentati con mascherine anti-Covid per celare il viso. Alcune portano con sé più di un bambino, mentre altre si spostano con monopattini o zaini colorati. La scuola, pur con un impegno notevole per l’integrazione, ha visto un flusso di iscrizioni che ha privilegiato la vicinanza geografica piuttosto che la diversità. La scuola ha perso un’opportunità di incontro tra culture.

Un’immagine di Mestre che ricorda Dhaka

Il primo giorno di scuola ha reso Mestre simile a un quartiere di Dhaka, con genitori e bambini che si muovono in un’atmosfera colorata e familiare. I piccoli, curati e tranquilli, portano zaini più grandi di loro e mostrano visi minuti. Alcuni indossano grembiuli con colletto bianco, mentre altri si spostano con monopattini. La lingua italiana, perfettamente parlata, è la loro lingua madre, ma per loro è solo il primo giorno di scuola. La scuola è diventata un riflesso della comunità bengalese.

Le mamme, spesso con velo integrale o abiti lunghi colorati, hanno svolto un ruolo centrale nell’organizzazione dell’ingresso. Alcune si sono presentate con due o tre bambini, mentre altre hanno seguito i figli con attenzione. Tra i coniugi, si osserva una differenza di stile: lei, coperta come una monaca di clausura, lui, con scarpe da ginnastica, jeans e polo colorata. Anche tra le ragazze della scuola media si notano alcuni veli leggeri, abbinati a abiti moderni. La scuola, pur con un impegno notevole, ha visto un flusso di iscrizioni che ha privilegiato la vicinanza geografica piuttosto che la diversità.

Un protocollo non sufficiente

Nonostante il protocollo sottoscritto da tutte le istituzioni del territorio, che fissava il 40% di presenza di stranieri per classe, e la circolare del ministro Valditara che abbassava la quota al 30%, la situazione non si è modificata. La scuola, pur con mediatori culturali e docenti preparati, ha visto un’assenza di diversità. La scuola ha perso un’opportunità di incontro tra culture. Alle 8.20 i cancelli sono già chiusi e l’anno scolastico inizia per tutti. La scuola, pur con un impegno notevole, ha visto un flusso di iscrizioni che ha privilegiato la vicinanza geografica piuttosto che la diversità. La comunità bengalese, pur con un forte impegno per l’integrazione, ha visto un’assenza di diversità. La scuola è diventata un riflesso della comunità bengalese.