Aggressione a un operatore del Cup per un appuntamento sbagliato, la dipendente: «Strattonata e lanciata contro le vetrate»
Operatrice del Cup aggredita per un appuntamento fissato nel giorno sbagliato, denuncia Cgil e chiede risposte concrete.

Una dipendente del Centro Unico di Prenotazione (Cup) dell’ospedale Civile dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia ha subìto un’aggressione durante il lavoro, a causa di un appuntamento fissato nel giorno sbagliato. L’episodio, avvenuto mercoledì pomeriggio, ha visto l’operatrice strattonata, colpita e lanciata contro le vetrate da una paziente che non accettava l’informazione relativa all’errore nella data del colloquio. La donna, dopo aver espresso insulti e minacce, ha passato direttamente alle mani, causando ferite e lividi all’addetta. L’incidente è stato interrotto dall’intervento di una guardia giurata, mentre la dipendente ha ricevuto cure al Pronto soccorso e ha scontato una prognosi di cinque giorni.
Un episodio che scatena reazioni istituzionali
La vicenda ha suscitato preoccupazione e condanna da parte della Cgil, che ha denunciato pubblicamente l’episodio come un ulteriore atto di violenza contro chi garantisce l’accesso alle cure. «Denunciamo con fermezza questo nuovo atto di violenza contro chi ogni giorno garantisce l’accesso alle cure e ai servizi sanitari», ha dichiarato il segretario generale Filcams Cgil di Venezia Renato Giacchi. L’Ulss 3 Serenissima ha espresso piena vicinanza all’operatrice e condannato qualsiasi gesto violento nei confronti dei professionisti sanitari o amministrativi. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per le aggressioni in ospedale, con casi simili registrati in altre strutture regionali.
Al Ca’ Foncello di Treviso si sono registrate due aggressioni: una al Pronto soccorso e una in Psichiatria, mentre a Mestre una donna ha devastato alcuni locali e aggredito un medico della Rianimazione dopo aver ricevuto la notizia della morte della madre. Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha espresso preoccupazione e ha chiesto «risposte concrete, sia sul piano dell’ordine pubblico e della deterrenza, sia su quello culturale». Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Baldan ha sottolineato l’urgenza di punire con la massima severità le aggressioni, affermando che «serve il pugno di ferro» per evitare che questa piaga infame non si fermi.
Per Baldan, è inammissibile che chi lavora per il bene degli altri debba avere paura di farlo.
Un sistema in bilico tra lavoro e sicurezza
Per Baldan, «è inammissibile che chi lavora per il bene degli altri debba avere paura di farlo». L’esperto invoca pene più pesanti, anche sul piano economico, convinto che «aggredire un sanitario significa aggredire la macchina del bene». L’episodio veneziano, pur se isolato, rappresenta un segnale di allarme per la sicurezza dei lavoratori nel settore sanitario, dove i ritmi di lavoro intensi e la responsabilità elevata si accompagnano a un crescente rischio di violenza.
La dipendente, che lavora per la cooperativa Cento Orizzonti, ha raccontato di aver cercato di spiegare alla paziente che l’appuntamento era fissato per un’altra data, ma la donna ha reagito con violenza. L’operatrice ha subìto lividi e graffi, e ha dovuto ricorrere al Pronto soccorso per ricevere cure. L’episodio ha messo in luce una situazione di tensione tra pazienti e personale sanitario, alimentata da errori di prenotazione e mancanza di comprensione da parte di alcuni utenti.
La paziente ha raggiunto la lavoratrice alle spalle, afferrandola e strattonandola.
