La Lega in subbuglio: due fronti, un simbolo e un debito di 49 milioni
La Lega si divide: due fronti, un simbolo e un debito di 49 milioni. Tensioni interne e questioni giudiziarie.

La Lega si trova in subbuglio, con due fronti in movimento che rischiano di aprire crepe nel Carroccio. Da un lato, la “Lega per Salvini Premier”, guidata da Matteo Salvini, prepara la due giorni romana sull’economia e la liturgia identitaria di Pontida, in programma il 20 settembre. Dall’altro, un gruppo di esponenti, tra cui Gianluca Pini, ha costituito il “Comitato per la convocazione del congresso federale”, che chiede di rinnovare le cariche e rimuovere il commissario Igor Iezzi. Il movimento, nato il 28 agosto a Forlì, ha già richiesto il codice fiscale all’Agenzia delle Entrate per operare su tutto il territorio nazionale. Il gruppo, composto da ex deputati, segretari provinciali e militanti, cerca di riconquistare il controllo del partito, contestando il piano sovranista di Salvini e richiamando i temi nordisti come libertà fiscale e autonomia.
Un simbolo che torna a parlare
Il simbolo con Alberto da Giussano, che rappresenta l’identità nordista, appartiene alla Lega Nord, che lo mette a disposizione del partito di Salvini. Sbloccare il congresso potrebbe significare rimettere in circolo il simbolo più identitario del nordismo italiano, con un contenitore politico pronto all’uso. I promotori del comitato sostengono che non si tratta di nostalgia, ma di un veicolo che potrebbe fare gola a nomi più pesanti di quelli attuali. Tuttavia, alcuni esponenti, come il governatore Attilio Fontana e il segretario lombardo Massimiliano Romeo, si sono smarcati dall’operazione, preferendo rimanere distanti da un confronto che potrebbe mettere in discussione la leadership di Salvini.
Un debito di 49 milioni che non si è mai pagato
La questione dei 49 milioni, la cifra che la Lega Nord deve restituire allo Stato per la truffa sui rimborsi elettorali del biennio 2008-2010, rimane un punto di tensione. Il filone giudiziario genovese, che ha coinvolto Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito, ha portato alla scelta di mantenere in vita la vecchia Lega Nord come una sorta di “bad company”, una struttura senza attività politica il cui compito principale è pagare la rata. I legali del partito trovarono un’intesa con la procura di Genova, con un pagamento di 100 mila euro ogni due mesi, 600 mila l’anno. Ed è su questo punto che via Bellerio ha replicato al comitato: “Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?”.
La Lega, quindi, si trova a dover affrontare non solo una crisi interna, ma anche un passato giudiziario che non si è mai concluso. Il congresso, se dovesse essere convocato, potrebbe diventare un’occasione per riconciliare le diverse anime del partito, ma anche per aprire nuove divisioni. Il simbolo di Alberto da Giussano, il debito di 49 milioni e la contestazione del piano sovranista di Salvini sono i temi che rischiano di alimentare un dibattito interno che potrebbe durare a lungo.
