Il comitato per il congresso della Lega Nord si forma, sfida a Salvini per il simbolo
Un gruppo di ex leghisti lancia un comitato per il congresso della Lega Nord, sfidando Salvini per il simbolo storico.

Un movimento in crescita per il ritorno della Lega Nord
Il 28 agosto a Forlì si è ufficialmente costituito il «Comitato per la convocazione del congresso federale», un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali che mira a riprendersi il controllo della Lega Nord e il simbolo storico dell’Alberto da Giussano. L’iniziativa, guidata dall’ex deputato Gianluca Pini, rappresenta una sfida aperta a Matteo Salvini, attuale commissario della Lega Nord. Il comitato, che ha già ricevuto l’adesione di centinaia di ex militanti, punta a mettere in discussione la gestione salviniana e a riattivare i meccanismi statutari bloccati da nove anni. La Lega Nord non è più solo un simbolo, ma un’identità in gioco
L’obiettivo principale del comitato è il recupero del controllo della Lega Nord, che i promotori considerano un’entità separata rispetto alla «Lega per Salvini Premier», la struttura nazionale fondata nel 2017. L’attenzione è rivolta al simbolo storico dell’Alberto da Giussano, che appartiene esclusivamente alla Lega originaria, guidata da Umberto Bossi. Secondo Pini, il simbolo non è solo un elemento visivo, ma un elemento culturale che rappresenta l’identità del Nord. «Questa non è un’operazione di nostalgia, tutt’altro: serve a scongelare un contenitore che è anche proprietario in esclusiva del simbolo della Lega Nord», ha spiegato il presidente del comitato.
La gestione commissariale e le violazioni statutarie
I promotori del comitato sostengono che la gestione commissariale, affidata a Igor Iezzi, ha violato le previsioni statutarie e ha impedito ai militanti di esercitare la loro attività politica. Secondo l’atto costitutivo del comitato, Iezzi «ha impedito lo svolgimento del congresso che chiediamo da anni e ha conferito alla Salvini Premier il simbolo della Lega, in modo probabilmente illegittimo». L’ultimatum del comitato è netto: convocare l’assise a breve oppure affrontare una causa nelle aule di tribunale. Un’offensiva culturale contro il progetto salviniano
L’obiettivo finale del comitato va ben oltre le procedure formali e punta al cuore dell’impostazione politica impressa da Matteo Salvini. I promotori intendono «separare nettamente il fallimentare progetto salviniano e sovranista riscoprendo la Lega federalista e del buon governo». Per Pini, le responsabilità del segretario uscente vanno oltre i sondaggi: «La colpa di Salvini non è di natura politica ma culturale: ha disintegrato l’idem sentire rispetto alla questione settentrionale. Che è cruciale per risolvere i problemi di tutto il paese».

Un fronte che include i vertici del Nord
Il comitato, che conta oltre 100 deleghe, ha ricevuto l’adesione di centinaia di ex leghisti che non sopportano più le operazioni salviniane. Tra i promotori figurano anche Roberto Fabbri e Paola Ragazzini. Resta da capire la posizione dei vertici istituzionali del Settentrione, tra cui i governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, oltre al capogruppo Massimiliano Romeo e all’ex capogruppo Riccardo Molinari. Decisivo sarebbe poi il ruolo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il cui eventuale appoggio sposterebbe in modo determinante gli equilibri.
- Il comitato mira a riprendersi il controllo della Lega Nord
- La sfida a Salvini riguarda il simbolo storico dell’Alberto da Giussano
- La gestione commissariale è accusata di violazioni statutarie
- Il comitato punta a un’identità federalista e del buon governo
Il banco di prova a Pontida
La costituzione del comitato trasforma il dibattito interno in una vera contestazione organizzata, proiettando ogni tensione verso il raduno di Pontida del 20 settembre, dove si misurerà la reale tenuta della leadership salviniana di fronte alla spinta identitaria del Nord. Salvini ha già escluso l’ipotesi di fare passi di lato e ha convocato a Roma una due giorni di confronto l’8 e il 9 settembre. Il comitato, però, ha reso più complessa la situazione, aprendo uno scenario inedito e mettendo in discussione la leadership salviniana.
