Roberto Rizzo, decano del giornalismo, è morto: il messaggio di addio del figlio e il cordoglio del presidente Stefani
Roberto Rizzo, giornalista e decano del giornalismo, è morto. Il figlio Ludovico e il presidente Stefani hanno espresso il loro cordoglio.
Un giornalista che ha vissuto la sua passione fino all’ultimo respiro
Roberto Rizzo, decano del giornalismo e figura chiave del settore, è morto all’età di 88 anni. NATO a Granzette, frazione di Rovigo, il giornalista ha dedicato la sua vita alla scrittura e alla cronaca, non abbandonando mai la sua passione anche dopo la pensione. Il figlio Ludovico, attraverso un messaggio pubblicato su Facebook, ha condiviso il dolore per la scomparsa del padre, ricordando le sue ultime volontà e le sue speranze per il mondo che lo aspettava al di là. «Ora sei di nuovo con mamma», ha scritto Ludovico, descrivendo un’immagine di un mondo simile a quello che Rizzo ha lasciato, ma con le parti belle e i ricordi più cari.
La sua carriera è stata un’esperienza di dedizione e passione Diplomato al Liceo classico e per un breve periodo studente di Medicina, Rizzo ha iniziato le sue esperienze giornalistiche alla Gazzetta Padana di Ferrara. Successivamente, ha collaborato con il Resto del Carlino, sotto la guida del direttore Giovanni Spadolini, e, su indicazione di Giuseppe Longo, è stato assunto al Gazzettino a Vicenza. Nel 1991, ha contribuito all’inaugurazione della redazione del giornale in via Verdi a Rovigo, insieme a Giorgio Lago, Luigino Rossi e Carlo Goia. La redazione, recentemente chiusa, rappresentava un simbolo della sua dedizione al giornalismo locale.
Un simbolo per la comunità e un osservatore di una terra unica
Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ha espresso il suo cordoglio, ricordando che con Rizzo non scompare solo un grande professionista, ma un osservatore profondo e acuto della regione. «Era una vera colonna dell’informazione in una terra dove, per le distanze e le difficoltà, anche fisiche, di comunicazione, i giornali rappresentavano un luogo virtuale di incontro, di socializzazione e di legame con il mondo», ha commentato Stefani. La sua carriera ha lasciato un’impronta indelebile, non solo per il giornalismo, ma per la comunità che ha sempre raccontato e interpretato. Un mondo di ricordi e speranze per il futuro
Nel messaggio di addio, Ludovico ha immaginato un mondo simile a quello che Rizzo ha lasciato, con le sue amicizie, i suoi ricordi e le sue passioni. «Io vorrei che, dopo aver salutato i nonni, portasse fuori a cena mia madre e poi, dopo averla riportata a casa, raggiungesse a notte fonda il bar da Roldo», ha scritto, descrivendo un’immagine di un’esperienza che Rizzo avrebbe voluto condividere. «Ecco, io vorrei che di là fosse così, un mondo dove tornano i ricordi belli», ha concluso, un messaggio che racchiude l’essenza della sua vita e della sua passione.
Un ricordo che rimarrà per sempre
La morte di Roberto Rizzo segna la fine di un’era per il giornalismo locale e per la comunità di Rovigo. Il suo lavoro, la sua dedizione e la sua passione per la scrittura lo hanno reso un simbolo di una professione che ha saputo raccontare e interpretare la realtà con profondità e sensibilità. Il suo messaggio di addio, con le sue speranze e i suoi ricordi, rimarrà un’immagine indelebile per chi lo ha conosciuto e per chi lo ha ammirato. Un uomo che ha vissuto la sua passione fino all’ultimo respiro, e che continuerà a vivere attraverso le sue parole e i suoi scritti.
