Glovo e i rider: aumenti sulla carta, magistrati non convinti. Piattaforma minaccia di uscire dall’Italia

Glovo non convince i magistrati: aumenti ai rider rimasti sulla carta. Piattaforma minaccia di lasciare l’Italia.

Magistrati di Milano contestano aumenti ai rider di Glovo, piattaforma minaccia di uscire dall'Italia
Magistrati di Milano contestano aumenti ai rider di Glovo, piattaforma minaccia di uscire dall’Italia

La Procura di Milano ha bocciato i nuovi aumenti proposti da Glovo per i ciclofattorini, definendoli «solo sulla carta». La piattaforma di food delivery, che opera in Italia da anni, minaccia di lasciare il mercato nazionale piuttosto che accettare di assumere i rider come lavoratori dipendenti. L’annuncio arriva dopo un lungo scontro tra l’azienda spagnola e i magistrati, che hanno già commissariato Glovo per accuse di capralato e sfruttamento della manodopera. La situazione si complica ulteriormente con un’altra grana giudiziaria, questa volta dal tribunale di Torino, che ha imposto a Glovo di garantire condizioni di lavoro più sicure e dignitose ai rider.

Condizioni di lavoro e retribuzioni non soddisfacenti

Secondo il pm Paolo Storari, il nuovo sistema di calcolo delle ore di lavoro introdotto da Glovo non convince. Il piano, presentato a giugno per convincere i magistrati a revocare il controllo giudiziario, prevede un compenso minimo orario lordo di 14 euro e una tariffa per consegna di 3 euro. Tuttavia, la Procura sostiene che tali aumenti non si traducono in un incremento effettivo del salario, poiché il tempo effettivamente impiegato dai rider non viene conteggiato senza limiti. La società, che spiega che il calcolo tiene conto di variabili come distanza, velocità e tempi di attesa, non convince i magistrati, che stimano che circa il 28% delle ore di lavoro non venga riconosciuta.

La Procura di Milano ha stabilito che per ogni dieci ore di lavoro, almeno tre non vengono conteggiate.

Glovo, insieme a Deliveroo, continua a difendere il modello del lavoro autonomo, sostenendo che i rider operino come imprese individuali. Tuttavia, i magistrati contestano non solo le retribuzioni, ma anche l’inquadramento dei rider, che non rispettano le normative vigenti. La Procura di Milano ha portato il settore del food delivery italiano a dividere in due modelli: da una parte Just Eat, che ha scelto di assumere i rider come dipendenti, dall’altra Glovo e Deliveroo, che mantengono il modello del lavoro autonomo. La decisione di Glovo di non adottare il modello di Just Eat ha portato a un controllo giudiziario, che ha messo in discussione la legalità dell’azienda.

Condizioni di lavoro e tutele richieste

La Procura di Torino ha imposto a Glovo di garantire ai rider calzature ergonomiche, abbigliamento adeguato alle condizioni climatiche e un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini. Inoltre, la società deve fornire dispositivi per le alte temperature, come copricapi con visiera, occhiali da sole e crema solare ad alto fattore protettivo. I sindacati, come il Usb, contestano che Glovo non abbia adottato le tutele prescritte, definendo la situazione «gravissima». La decisione è passata in giudicato il 20 agosto scorso, ma i sindacati di base sostengono che l’azienda non ha rispettato le direttive.

La piattaforma, in attesa della decisione del gip, ha espresso la sua disponibilità a lasciare l’Italia piuttosto che accettare di modificare il modello di lavoro.

La situazione dei rider in Italia si complica ulteriormente con il caldo estremo, che ha portato a proteste e scioperi. I sindacati chiedono strumenti di sostegno per compensare i guadagni persi a causa delle condizioni climatiche. La Cisl propone un indennizzo per i rider, che non dovrebbero scegliere tra salute e reddito. La Procura di Milano, con il suo controllo giudiziario, ha portato a una divisione del mercato italiano, con Just Eat che ha scelto di assumere i rider e Glovo e Deliveroo che mantengono il modello del lavoro autonomo. La situazione rimane in sospeso, con la piattaforma che minaccia di lasciare l’Italia se non dovesse modificare il modello di lavoro.