Ferdinant Hoti, ucciso e gettato in canale: le prime risposte dall’autopsia

Ferdinant Hoti, 35enne albanese, ucciso e gettato in canale: le prime risposte dall’autopsia.

Cadavere di un uomo gettato in canale, con sacco nero e zavorre, in un canale di San Giorgio delle Pertiche
Cadavere di un uomo gettato in canale, con sacco nero e zavorre, in un canale di San Giorgio delle Pertiche

Ferdinant Hoti, 35enne albanese senza fissa dimora a Mirano (Venezia), è stato ucciso e gettato in canale, come rivelato dagli investigatori dei carabinieri che da martedì mattina indagano sull’omicidio. Il corpo dell’uomo è stato trovato all’interno di una Fiat Bravo ripescata alla chiusa di Torre di Burri, a San Giorgio delle Pertiche. Gli inquirenti cercano di ricostruire quando e dove è avvenuto l’omicidio, ipotizzando un regolamento di conti nel mondo della malavita e dello spaccio. L’autopsia, che si svolgerà domani, potrebbe fornire una data e un’ora più precise del delitto, nonché informazioni sulle condizioni in cui è morto Hoti.

Le condizioni del corpo e la strategia per occultare le tracce

Il cadavere di Hoti è stato trovato in condizioni particolari: le mani legate da un laccetto, nascosto in un sacco nero e zavorrato con la ruota di scorta e altri copertoni. Nei polmoni non sono state trovate tracce di acqua, indicando che il corpo è stato immerso per almeno una decina di ore. L’assassino e i possibili complici hanno spinto il corpo nel canale e poi hanno fuggito aiutati da un complice. La strategia di rimuovere le targhe e i documenti non ha funzionato, poiché il numero di telaio della macchina è stato riconosciuto e la Motorizzazione civile ha potuto identificare la targa da ricercare.

Le indagini e le telecamere come strumenti di indagine

Gli investigatori hanno acquisito le telecamere private e pubbliche lungo le strade che collegano Mirano e San Giorgio delle Pertiche, cercando il passaggio di una Fiat Bravo senza le targhe. La distanza tra i due centri è di circa venti chilometri, e gli inquirenti cercano di ricostruire come l’assassino e i suoi complici siano arrivati al luogo dell’omicidio e quando. La strategia di occultare le tracce non ha funzionato, poiché la targa è stata identificata e le indagini sono in atto.

La procura di Padova e i carabinieri ipotizzano che l’omicidio sia avvenuto nel Miranese, forse proprio a Mirano, dove l’uomo viveva senza fissa dimora. Il corpo è stato trasportato in macchina e poi gettato nel canale, con un piano ben organizzato per occultare le tracce. L’autopsia potrebbe fornire un ulteriore punto fermo temporale, dopo le 8 di martedì mattina, quando un passante ha visto due ruote d’auto spuntare dalle acque e ha chiamato i soccorsi, senza immaginare di trovarsi di fronte a un omicidio.

Le indagini proseguono con l’analisi dei video e la ricerca del collegamento tra l’omicidio e il mondo della malavita. La strategia degli assassini, pur essendo ben organizzata, non ha potuto evitare l’identificazione della macchina e la conseguente indagine. La figura di Hoti, pur non essendo un personaggio di rilievo, ha suscitato un’attenzione particolare, poiché in quegli ambienti anche un semplice sgarro si paga caro.