La dipendenza tecnologica dell’Europa dagli USA mette a rischio la sicurezza nazionale?
L’Europa cerca di ridurre la dipendenza dagli Usa in cloud e IA, ma i rischi sono reali e le lobby influenzano la sovranità tecnologica.

L’Europa cerca di ridurre la sua dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti in settori chiave come il cloud e l’intelligenza artificiale, ma i rischi sono concreti e le lobby influenzano la sovranità tecnologica. La Commissione UE ha lanciato una proposta per riservare appalti pubblici a aziende europee, ma funzionari e esperti segnalano preoccupazioni per la qualità delle tecnologie alternative e la sicurezza nazionale. La dipendenza dagli USA, in particolare per il controllo dei dati e l’accesso a infrastrutture strategiche, rappresenta un problema crescente, con conseguenze potenzialmente gravi per la sovranità digitale europea.
La sovranità tecnologica e le lobbies
Secondo Francesco Bonfiglio, ex Ceo di Gaia X, la dipendenza tecnologica dell’Europa dagli Stati Uniti non è frutto di investimenti insufficienti, ma delle pressioni lobbistiche da Washington. “Il vantaggio competitivo americano è innegabile, come il lavoro di lobbying di Big Tech per influenzare le istituzioni europee”, ha sottolineato. L’esperto ha anche ricordato che l’80% dei casi non richiede necessariamente piattaforme americane, e le opzioni europee soddisfano già le esigenze delle pubbliche amministrazioni. Tuttavia, le aziende continentali, in alcuni casi, sostengono i gruppi tecnologici a stelle strisce, considerandoli partner e fornitori storici, e temono che le restrizioni possano metterle nei guai.
Rischi della dipendenza e il Cloud Act
Le restrizioni sugli appalti pubblici per servizi cloud statunitensi potrebbero complicare il coordinamento tra le forze armate alleate, che hanno bisogno di condividere enormi quantità di dati. Il Financial Times ha segnalato che ridurre la dipendenza dagli USA espone l’Europa a rischi come tecnologie di qualità inferiore, maggiori rischi informatici e problemi di coordinamento con gli alleati della NATO. Inoltre, il Cloud Act statunitense permette al governo di accedere a dati su server americani anche all’estero, con un mandato giudiziario per motivi di sicurezza. Questo crea preoccupazioni per la privacy e la sicurezza dei dati europei, che vengono archiviati su server statunitensi.
Per rispondere a questi rischi, l’Europa ha lanciato iniziative come Gaia X, ma l’esperienza ha mostrato limiti. L’esperto Bonfiglio ha sottolineato che le soluzioni autoctone esistono già, ma la sovranità tecnologica richiede un impegno politico e economico significativo. “Modificare le regole sugli appalti, verificando la reale esigenza di affidarsi a gruppi extra UE, sostenendo l’industria europea e spingendo per la sovranità tecnologica”, ha detto. Tuttavia, i governi europei, in particolare in Francia, Germania e Italia, tendono a seguire gli umori dei grandi gruppi nazionali, che spesso sostengono Big Tech per interessi economici.
Le alternative e il futuro della sovranità digitale
Il mercato europeo del cloud, una torta da 112 miliardi di euro, è dominato dai colossi americani, con il 65% controllato da tre grandi provider statunitensi: Amazon, Google e Microsoft. L’unico opertore europeo, Sap, rastrella solo il 2% del mercato. Per contrastare questa dipendenza, l’Europa ha lanciato iniziative come il Cloud and AI development act (Cada), che mira a triplicare la capacità dei data center entro 5-7 anni. Tuttavia, i funzionari temono che le nuove regole possano limitare l’accesso ai fornitori cloud americani prima che esistano alternative europee. Inoltre, i sistemi d’arma avanzati, come gli F-35, dipendono da infrastrutture tecnologiche statunitensi, e la cooperazione nella NATO potrebbe essere compromessa.
Per sostenere la sovranità tecnologica, l’Europa deve investire in ricerca e innovazione, ma anche in politiche che limitino l’influenza delle lobbies. L’esperto Bonfiglio ha sottolineato che i miliardi europei investiti sulle Gigafactory per l’intelligenza artificiale, in buona parte, finiranno fuori dal Continente nelle casse di aziende come Nvidia. La strada per una sovranità digitale europea è lunga, ma necessaria, per ridurre i rischi di dipendenza e garantire la sicurezza nazionale in un contesto globale sempre più complesso.
