Costacurta: «Calciatori su un piedistallo? Non è colpa loro. Perché non nasce un Sinner nel calcio italiano»
Costacurta risponde a Sara Curtis: il calcio non è colpa dei calciatori, ma dell’ambiente e della cultura sportiva italiana.

Il calcio italiano non è colpa dei calciatori, ma dell’ambiente, della cultura sportiva e della maniera in cui si gestisce la fama. È questa la sostanza del messaggio che Billy Costacurta ha lanciato in risposta alle critiche di Sara Curtis, che aveva accusato i calciatori di sentirsi su un piedistallo rispetto ad altri sportivi. L’ex difensore rossonero, in un’intervista a Repubblica, ha sottolineato come la debolezza dell’ambiente e la pressione su nuove leve siano i principali fattori che impediscono al calcio italiano di produrre fenomeni come Jannik Sinner.
La cultura sportiva e la fragilità dei talenti
Costacurta ha sottolineato come il calcio italiano non manchi di talenti, ma spesso li abbia resi fragili. «Di talenti ne abbiamo pochi e abbiamo una generazione caratterialmente più fragile. Io sono stato un giocatore normale che però aveva la fortuna di andare in campo con campioni pazzeschi, oggi dove sono i Maldini? I Baggio?», ha detto. L’ex difensore milanista ha anche ricordato come la fama e la popolarità siano un peso che i giovani non sanno gestire, spesso a causa di un sistema che non li aiuta a crescere.
La fama non è un dono, ma una pressione.
Il paragone con Sara Curtis, la nuotatrice italiana che ha vinto sei medaglie e due record del mondo, ha messo in luce come il calcio non sia l’unica disciplina a dover affrontare la fama. «La fermeranno, le chiederanno foto, anche lei dovrà imparare a gestire la popolarità. Ceccon lo ha ammesso, la sua vita è cambiata», ha detto Costacurta. Tuttavia, il calcio non è stato colpevole di questa situazione, ma è l’ambiente che la alimenta.
La guerra tra discipline e la critica invidiosa
Costacurta ha anche rifiutato l’idea di una guerra tra discipline, sottolineando come il calcio non debba essere criticato quando altre discipline vanno bene. «Contrapposizione inutile che non capisco. C’è un movimento meraviglioso di altri sport di grande successo e c’è anche il pallone che amiamo, ci appassiona, ci fa ridere, piangere», ha detto. L’ex difensore ha anche sottolineato come dietro le critiche ci sia spesso invidia: «Quelli che parlano di calcio a volte sono invidiosi. C’è una regola automatica, famoso uguale criticato. Del resto siamo un Paese che ha il coraggio di trovare qualcosa da dire su Sinner».
Non è il calcio a essere invidioso, ma chi lo critica.
Il paragone tra Sara Curtis e Guglielmo Vicario ha messo in luce come il calcio non sia l’unica disciplina a dover affrontare la fama, ma la sua gestione è diversa. «Ma di chi è la colpa? Perché quando Sara Curtis e Vicario arrivano a Torino con lo stesso aereo, le foto e le domande e gli autografi sono più per lui che per lei? Fermano ancora me e ho smesso da 20 anni», ha detto Costacurta. L’ex difensore ha anche sottolineato come non si possa dare la colpa al calcio se c’è tanta attenzione, ma siamo noi, l’ambiente, i tifosi e la cultura sportiva.
Le nuove generazioni e il futuro del calcio
Costacurta ha anche parlato del futuro del calcio italiano, sottolineando l’importanza di nuove idee e di allenatori che possano cambiare l’inerzia. «Aquilani, Grosso, Abate, lo stesso De Rossi, ci servono idee nuove, è importante qualcuno che voglia cambiare l’inerzia», ha detto. L’ex difensore milanista ha anche espresso interesse per alcuni nomi, come Mastantuono, che potrebbe essere il colpo dell’estate, e per il progetto della Fiorentina, che sta cercando di fare qualcosa di interessante. Il calcio italiano non è in crisi, ma ha bisogno di un cambiamento culturale e di un ambiente che permetta ai talenti di crescere senza essere sovraccarichi di pressione. «Perché non nasce un Sinner nel calcio italiano?», ha chiesto Costacurta, sottolineando come il fenomeno di Jannik Sinner sia un esempio di ciò che il calcio italiano potrebbe raggiungere se si cambiasse la cultura e l’approccio alla formazione dei giovani.
