Il convegno a Modena che nega la violenza di genere: una scelta politica in contrasto con i dati
Un convegno a Modena con il titolo “La violenza non ha genere” ha suscitato polemiche per la sua visione contraria ai dati ufficiali.

Il 21 settembre a Modena si terrà un convegno dal titolo “La violenza non ha genere”, un evento che ha suscitato polemiche per la sua visione contraria ai dati ufficiali e alle linee guida internazionali. L’iniziativa, presentata come un dibattito “innovativo” sulle dinamiche di abuso nelle relazioni di intimità, si traduce in una scelta politica che nega la matrice culturale del femminicidio e ignora l’asimmetria dei dati statistici tra la violenza commessa dagli uomini e quella commessa dalle donne. Il dibattito, organizzato da un gruppo di esperti e relatori, ha suscitato reazioni forti da parte di istituzioni, associazioni e attivisti, che vedono in questa iniziativa un tentativo di delegittimare decenni di sforzi per la tutela delle donne.
La violenza non è neutra: dati e realtà
Secondo le rilevazioni dell’ISTAT, del Ministero dell’Interno, della Giustizia e delle Nazioni Unite, la violenza domestica e sessuale vede in larga maggioranza le donne come vittime e gli uomini come autori. Il 95% della popolazione carceraria è maschile, un dato che conferma l’asimmetria tra i generi. Dire che la violenza è “neutra” significa negare la radice strutturale e sistemica del fenomeno. La moderatrice del convegno, sulla sua pagina Facebook, ha scritto che gli uomini sono “incapaci” di gestire la rabbia, la frustrazione e la sofferenza psichica, una frase che ha suscitato dibattito e preoccupazione.
La violenza non è un fenomeno simmetrico, ma è alimentata da squilibri di potere. Checché ne dicano i relatori e le relatrici, nella violenza non c’è simmetria: ci sono uno squilibrio di potere, un controllo asfissiante e una responsabilità precisa di chi agisce il maltrattamento. Questo concetto è stato sottolineato da esperti e attivisti che hanno criticato l’approccio dell’evento, ritenendolo un tentativo di distorcere la realtà.
Un linguaggio grafico che rafforza i pregiudizi
La locandina dell’evento presenta la figura femminile attraverso immagini mitologiche della sirena e dell’arpia, un linguaggio che rafforza stereotipi misogini e minimizza la violenza maschile. Queste immagini, che evocano archetipi arcaici, servono a giustificare o minimizzare la violenza contro le donne. L’uso di simboli che rappresentano la donna come seduttrice o mostruosa è una distorsione che va a contrasto con i principi della Convenzione di Istanbul, ratificata in Italia il 27 giugno 2013.
La scelta di un titolo come “La violenza non ha genere” è vista come una negazione della realtà dei fatti. L’evento, pur presentandosi come un dibattito serio, sembra mirare a delegittimare i progressi fatti negli ultimi anni per la tutela delle donne. Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, e l’assessora alle Politiche di Genere, Alessandra Camporota, hanno stigmatizzato l’iniziativa, definendola una provocazione. Il Coordinamento dei Centri antiviolenza ha criticato duramente la lettura della violenza proposta nel convegno, sottolineando l’importanza di un approccio rigoroso e responsabile basato sui dati.
Il cambiamento culturale che si sta faticosamente costruendo in Italia da 40 anni ha bisogno dell’impegno serio di tutti: istituzioni, media, ma soprattutto della comunità professionale di psicoterapeuti e psicoanalisti. Riconoscere che la violenza maschile contro le donne ha una sua matrice di genere specifica non significa escludere nessuno, ma significa chiamare le cose con il loro nome. Solo partendo da un’analisi rigorosa e priva di condizionamenti ideologici possiamo fornire strumenti di tutela mirati ed evitare di rendere invisibili le dinamiche di potere che abbiamo il dovere di combattere.
