Capo Verde, i pescatori diventano guardiani del mare

In Capo Verde, i pescatori artigianali si trasformano in guardiani del mare per salvaguardare le risorse ittiche.

Pescatori di Capo Verde pattugliano il mare per proteggere le risorse ittiche e la biodiversità
Pescatori di Capo Verde pattugliano il mare per proteggere le risorse ittiche e la biodiversità

A Fogo, l’isola vulcanica nel Sud dell’arcipelago di Capo Verde, quaranta pescatori si sono trasformati in guardiani del mare, un progetto nato per contrastare il sovrasfruttamento delle risorse ittiche e la pesca illegale. Il programma, coordinato a livello nazionale dalla Maio biodiversity foundation e realizzato in collaborazione con otto Ong locali e internazionali, coinvolge pescatori artigianali che diventano osservatori volontari dell’oceano mentre svolgono il loro lavoro quotidiano. La loro missione è monitorare la megafauna marina, raccogliere dati scientifici, documentare attività illegali e diffondere buone pratiche all’interno delle comunità.

La passione per il mare diventa lavoro e responsabilità

«Non è soltanto il nostro lavoro: è la nostra passione» dice Mauricio Monteiro Rodrigues, pescatore da nove anni e padre di due figli. Lui e altri pescatori, come Alberto Martius e il figlio Leandro, pattugliano il mare almeno cinque volte alla settimana con la loro imbarcazione. «Ho deciso di aderire quando mi sono reso conto che molti di noi non rispettavano le regole», racconta Monteiro. La semplice presenza dei guardiani, spiega Sara Ratão, ha già avuto effetti significativi: «Godono di grande rispetto all’interno delle loro comunità e utilizzano la loro autorevolezza per sensibilizzare gli altri pescatori sull’importanza di una gestione sostenibile delle risorse marine».

La partecipazione al programma include corsi di formazione su pesca sostenibile, aree marine protette, conservazione degli ecosistemi e tecniche di coinvolgimento delle comunità. I guardiani ricevono attrezzature per la pesca sostenibile, dispositivi GPS, una macchina fotografica per documentare fauna selvatica e attività illegali, giubbotti di salvataggio, kit di primo soccorso e materiali per il monitoraggio della megafauna. Ogni uscita viene registrata in un diario di bordo, dove vengono annotati gli avvistamenti effettuati.

Questo lavoro è nell’interesse di tutti noi, perché proteggere il mare significa proteggere il nostro sostentamento.

Il progetto ha già prodotto risultati tangibili: tra il 2016 e il 2025, i guardiani hanno effettuato 139.181 uscite di monitoraggio, registrato 2.338 avvistamenti di megafauna marina e documentato 513 episodi di attività illecite da parte di piccoli pescherecci. I dati raccolti non si trasformano in denunce formali, ma servono a supportare le istituzioni, che dispongono di risorse limitate per far rispettare la normativa sulla pesca. «L’unica imbarcazione della polizia marittima è fuori uso dallo scorso anno», precisa Thais Macedo, coordinatrice del programma della Maio biodiversity foundation.

Un modello di gestione partecipativa

«A Capo Verde il coinvolgimento dei pescatori artigianali è un pilastro della sostenibilità della filiera ittica», osserva Michele Maccari, ricercatore dell’Università di Parma. Il progetto, che ha celebrato il suo decimo anniversario nel giugno 2026, si basa su un approccio partecipativo, che non impone soluzioni dall’esterno ma coinvolge direttamente i pescatori. «Questo approccio potrebbe essere ulteriormente rafforzato coinvolgendo anche altre figure, come le peixeiras, le venditrici di pesce, che svolgono un ruolo fondamentale nei mercati locali e nella comunità», conclude Maccari.

Il prossimo passo dei guardiani sarà raccogliere i dati provenienti da tutte le isole partecipanti in un rapporto da presentare al governo, con l’obiettivo di contribuire alle future politiche di gestione delle risorse marine. Quando il sole cala sul porto di Fogo, i guardiani hanno già sistemato le reti. Domani torneranno a pescare e a sorvegliare quell’oceano da cui dipende il futuro della loro comunità. Se preserviamo il mare e il suo ecosistema, potremo continuare a vivere grazie alla pesca.