Caldo anomalo blocca vendite autunniere, commercianti chiedono di spostare i saldi
Caldo anomalo riduce acquisti invernali, commercianti chiedono cambio date saldi

Il caldo anomalo dell’estate 2025 ha messo in crisi la stagionalità del commercio della moda, con un impatto significativo sulle vendite della collezione autunnale. Secondo un monitoraggio di Fismo-Confesercenti, il 30% dei consumatori ha acquistato meno capi di abbigliamento invernale, mentre solo il 18% ne ha comprati di più. Questo dato, che segna un calo di 12 punti, ha reso evidente il disallineamento tra la stagione meteorologica e quella commerciale. I commercianti, in particolare quelli del Sud Italia, denunciano un calo dei flussi di clienti e un aumento degli acquisti online, che sembra compensare solo parzialmente il mancato acquisto di capi pesanti come maglioni e cappotti.
Caldo e promozioni online riducono margini di guadagno
Francesca Recine, presidente di Fismo-Confesercenti, ha spiegato che il caldo estivo ha ridotto i flussi di clienti, soprattutto nelle ore centrali del giorno, quando le temperature sono più alte. La merce arriva con le stesse tempistiche, i costi per le aziende aumentano, a partire dal trasporto e dall’aria condizionata, ma i flussi di clienti diminuiscono. I costi di logistica e gestione dei negozi sono saliti, mentre i consumatori, spinti dal caldo, preferiscono acquistare online. La situazione è ulteriormente aggravata dall’espansione del commercio elettronico, che offre promozioni praticamente tutto l’anno, riducendo i margini di guadagno per i negozii fisici.
Proposta di spostare i saldi verso la fine della stagione
Per rispondere a questa situazione, i commercianti hanno depositato una petizione sul sito della Camera dei Deputati, chiedendo di spostare la data dei saldi verso la fine della stagione e di rispettare le regole dei negozi di tradizione anche nel commercio online. Abbiamo depositato una petizione per chiedere di spostare la data dei saldi di nuovo verso la fine della stagione, ha spiegato Recine. La proposta non nasce esclusivamente in risposta alla crisi climatica, ma anche per contrastare la concorrenza sleale generata da promozioni ininterrotte online. I negozianti temono che questa pratica riduca i margini di profitto e distorca il calendario delle stagioni.
Il settore della moda, già indebolito dalla concorrenza del fast fashion e dall’erosione del commercio di prossimità, si trova a dover affrontare un ulteriore sfasamento tra la stagionalità commerciale e quella meteorologica. I dati del settore indicano un calo del fatturato del 1,6% nel 2026 rispetto al 2025, con un totale di 91,384 miliardi di euro. È stata sicuramente un’estate difficile per tutti, non solo per il nostro settore, ha concluso Recine, sottolineando l’urgenza di un nuovo equilibrio tra mercato e stagionalità.
La situazione si fa sempre più complessa con l’espansione del commercio online, che ha reso più flessibili le promozioni e ha ridotto la frequenza delle visite ai negozi fisici. Inoltre, il caldo anomale ha reso più difficile per i consumatori decidere di acquistare capi invernali, soprattutto se non c’è un’urgenza reale. «Se a settembre ci sono ancora temperature anomale, il consumatore può non avere alcuna urgenza di acquistare», ha osservato Recine. Questo fenomeno ha creato un disallineamento tra la stagionalità commerciale e quella meteorologica, che ha messo in difficoltà i commercianti e ha ridotto i margini di profitto.
