Il caldo estremo mette a dura prova la filiera del Parmigiano Reggiano

Il caldo record mette a rischio la produzione del Parmigiano Reggiano, ma il consorzio rassicura: la produzione non è a rischio.

Allevamenti in Emilia-Romagna affrontano il caldo estremo, con vacche in stress termico e sistemi di raffrescamento in aumento
Allevamenti in Emilia-Romagna affrontano il caldo estremo, con vacche in stress termico e sistemi di raffrescamento in aumento

Il caldo record sta mettendo a dura prova la filiera del Parmigiano Reggiano, uno dei comparti più importanti dell’agroalimentare italiano. Con un giro d’affari al consumo vicino ai 4 miliardi di euro, l’industria del formaggio è in bilico tra le conseguenze del riscaldamento globale e la capacità di adattamento degli allevamenti. Secondo un’analisi di Politico, le temperature elevate provocano stress termico nelle vacche, riducendo la produzione di latte e aumentando i costi di raffrescamento. Tuttavia, il Consorzio del Parmigiano Reggiano rassicura che, nel breve periodo, la produzione non è a rischio.

Stress termico e costi in aumento

Le vacche, sottoposte a temperature estreme, mangiano meno e producono meno latte, con un calo medio del 10% nella produzione estiva, in alcuni casi fino al 20%. Per mitigare l’effetto del caldo, gli allevatori utilizzano ventilatori, nebulizzatori d’acqua e sistemi di monitoraggio automatico. Tuttavia, questi investimenti comportano un aumento dei consumi di elettricità, che in certi casi raddoppiano o triplicano. Secondo Luca Cotti di Coldiretti Emilia-Romagna, durante le ondate di calore, i costi energetici diventano un ulteriore peso per gli allevatori.

La siccità e la scarsità d’acqua

La scarsità d’acqua rappresenta un ulteriore problema, soprattutto per la coltivazione dei foraggi necessari agli allevamenti. Quando i livelli dei fiumi non consentono l’irrigazione, gli agricoltori devono ricorrere alle falde, aumentando i costi di produzione. La riduzione della disponibilità d’acqua rende sempre più difficile garantire la quantità di fieno e foraggio necessaria, mettendo a rischio la salute e la produttività degli animali. Il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, ha spiegato che, nonostante le sfide, la filiera sta riuscendo ad assorbire gli effetti del caldo. «La produzione non è attualmente a rischio», ha rassicurato Bertinelli. Circa la metà degli allevamenti, che rappresenta il 70% del latte prodotto, ha già investito in sistemi avanzati per raffrescare gli animali. Tuttavia, la preoccupazione riguarda soprattutto il futuro, con la crescente frequenza e intensità degli eventi climatici estremi.

Un futuro in bilico

Secondo Giovanni Buonaiuto, veterinario del Consorzio del Parmigiano Reggiano, la produzione di latte può diminuire in media del 10% durante l’estate, con conseguenze economiche significative. Per Bertinelli, la combinazione di calo delle rese e aumento dei costi di produzione potrebbe avere conseguenze a lungo termine sulla filiera. «La crescente frequenza degli eventi climatici estremi potrebbe avere conseguenze economiche», ha avvertito il presidente. La sostenibilità del settore, già in bilico, si trova ora a fronteggiare un ulteriore sfida: il caldo record.