Whisky in calo, ma la produzione italiana di nicchia trova spazio tra appassionati e eventi

Vendite del whisky in calo, ma la produzione italiana di nicchia si distingue tra eventi e appassionati.

Le vendite del whisky si sono ridotte, con l’Italia che si allinea a una tendenza globale al rallentamento, ma le sale delle degustazioni sono piene. Alla vigilia del Milano Whisky Festival – che dal 7 al 9 novembre raccoglie appassionati e professionisti all’Hotel Marriott di Milano – il patron Andrea Giannoni racconta un paradosso che fa ben sperare. «Tutti i Festival che organizziamo, tutte le degustazioni che proponiamo durante l’anno e gli eventi speciali sono sempre pieni», dice con un approccio positivo ad una fase opaca per il distillato.

Un mercato in calo, ma con segnali di rilancio

Il mercato del whisky, pur in fase di contrazione, mostra segnali di rilancio, soprattutto nella produzione italiana di nicchia. «Il numero di produttori si avvicina ormai a 30 – stima Davide Terziotti di Whisky Club Italia – e buona parte erano già distillatori di grappa. Il valore sta nell’approccio: finora nessuno ha fatto qualcosa di omologato al resto del mondo, ma c’è chi lavora sui cereali autoctoni, chi sulle botti da vino, chi sulla creatività». La credibilità, per Jacopo Poli, viene dalla grappa: «Gli italiani sanno distillare la vinaccia, la materia prima più difficile, mentre sul malto adottano un approccio opposto, con una distillazione che lasci intatti congeneri ed elementi aromatici».

La domanda si sposta, ma la qualità resta un fattore chiave.

La domanda si sposta, ma la qualità resta un fattore chiave. «Il nucleo resta tra i 35 e i 55 anni, spiega Davide Masi, brand manager del distributore Rinaldi, «però cresce molto anche il pubblico tra i 25 e i 34, con molte donne che si appassionano. E poi si consuma di meno, è vero, però il consumatore è più attento e preparato». A soffrire è la fascia media e il consumo «si sposta tra le mura domestiche – osserva Paolo Vercellis, brand ambassador di Rinaldi – per cui il mercato casalingo ha tenuto in piedi il settore, mentre bar e ristorazione arrancano anche per la paura dei controlli alla guida». Secondo Terziotti, però, chi ha smesso di comprare whisky di qualità «lo ha fatto per ragioni prettamente economiche e potrebbe tornare se dovesse riacquistare un minimo di capacità di spesa».

La produzione italiana si distingue

La produzione italiana di whisky, pur piccola, si muove in controtendenza. «Il Signor Camillo distilla circa 100 giorni l’anno per 6-7mila bottiglie e punta a far arrivare il whisky al 50% del fatturato nel 2027», spiega Assandri. Per Mazzetti d’Altavilla il whisky Animo rappresenta oggi circa l’1% del fatturato con circa 5mila bottiglie. «Il numero di produttori si avvicina ormai a 30 – stima Terziotti – e buona parte erano già distillatori di grappa. Il valore sta nell’approccio: finora nessuno ha fatto qualcosa di omologato al resto del mondo, ma c’è chi lavora sui cereali autoctoni, chi sulle botti da vino, chi sulla creatività». La credibilità, per Jacopo Poli, viene dalla grappa: «Gli italiani sanno distillare la vinaccia, la materia prima più difficile, mentre sul malto adottano un approccio opposto, con una distillazione che lasci intatti congeneri ed elementi aromatici».

La produzione italiana si distingue anche per la sua identità.

La produzione italiana si distingue anche per la sua identità. «Il Signor Camillo lavora 100% farro non maltato, coltivato e lavorato in azienda dove gira un mulino ad acqua dal 1830; la Distilleria Pisoni punta su malto 100% Maris Otter e acqua della sorgente Rio Freddo; Poli gioca su affinamenti calibrati in botti ex-Amarone», spiega Assandri. «Il limite è naturalmente il tempo, perché le distillerie sono partite nell’ultimo decennio e gli affinamenti sono ancora brevi». Per Mazzetti d’Altavilla il whisky Animo rappresenta oggi circa l’1% del fatturato con circa 5mila bottiglie. «Il Signor Camillo distilla circa 100 giorni l’anno per 6-7mila bottiglie e punta a far arrivare il whisky al 50% del fatturato nel 2027». La Distilleria Pisoni debutta con un single cask da 399 bottiglie numerate. Poli sta accelerando con un investimento importante su un magazzino di affinamento.