La crisi del vino: tra sospetto, cambiamenti di gusto e nuovi competitor
Il consumo di vino tocca il minimo dal 1957, con un calo del 2,7% nel 2025. La crisi colpisce soprattutto i vini di fascia media.

Il consumo di vino ha toccato il livello più basso dal 1957 nel 2025, con un calo del 2,7% rispetto al 2024 e del quasi 15% rispetto al 2018. La crisi colpisce soprattutto i vini di fascia media, quelli storicamente più diffusi sulla tavola di tutti i giorni. La pandemia di Covid, le tensioni internazionali e una cultura che guarda agli alcolici con comprensibile sospetto sono i principali fattori che hanno contribuito a questa contrazione. Il settore del vino, che per decenni ha visto un consumo crescente, oggi fatica a trovare un pubblico che lo scelga per abitudine, ma per convinzione.
Un mercato in trasformazione
La crisi del vino non colpisce tutte le cantine allo stesso modo. I vini entry-level, quelli più economici e generalmente imbottigliati come “vino rosso” o “vino bianco”, riescono a mantenere una certa stabilità. Al contrario, i vini di fascia media, quelli che hanno sempre rappresentato la base del consumo quotidiano, soffrono di un calo significativo. Secondo un report sui consumi, il segmento mid-market ha perso il 15% dei volumi solo nel 2025. Questo fenomeno è dovuto a una combinazione di fattori: cambiamenti di gusto, aumento della consapevolezza sanitaria e la crescente diffusione di alternative alcoliche come cocktail, birre e bevande di vario tipo.
Le nuove generazioni stanno modificando radicalmente i loro abitudini di consumo. I baby boomer, storico e consolidato zoccolo duro in termini di consumo, sono passati dal 32 al 26% del totale dei bevitori di vino, il calo più marcato tra tutte le generazioni. Al loro posto, i millennial rappresentano oggi il segmento più importante. Tuttavia, anche se i giovani bevono di più, la scelta non è sempre per il vino. La Gen Z, ad esempio, ha visto la quota di consumatori di alcolici salire dal 46 al 70% in due anni, ma il loro peso tra i bevitori di vino cresce solo dal 9 al 14%. Questo paradosso indica che i giovani preferiscono alternative al vino, come cocktail e birre, che si sono affacciate prima del vino.
Un settore in cerca di nuove strade
Il vino, del resto, non è mai davvero diventato un’abitudine quotidiana per il consumatore cinese medio. Rappresenta ancora oggi solo l’1,3% del mercato complessivo degli alcolici. In Cina, la produzione domestica è scesa del 17% nel solo 2025, un nuovo minimo storico. Il rallentamento dell’economia ha reso ancora più fragile un mercato che si stava già ridimensionando. Inoltre, l’introduzione di dazi commerciali, come quelli fissati in seguito all’accordo tra Stati Uniti e UE, ha aggiunto un ulteriore costo al mercato. Le stime di Unione italiana vini parlavano di una perdita superiore ai 317 milioni di euro per il solo vino italiano nei dodici mesi successivi all’accordo.
Il settore del vino si trova a dover imparare a convincere i suoi bevitori. La narrazione del vino, basata su territori, storia produttiva e tradizioni, sta diventando sempre più importante. Questi elementi, che per loro natura resistono meglio all’appiattimento del vino come commodity, valgono più di un tempo, tanto per le grandi denominazioni quanto per le realtà più piccole. Il vino, oggi, non può più contare su un consumatore che lo sceglie per abitudine, ma deve trovare nuove opportunità per riconquistare la fiducia e il posto nel mercato.
