Consumi al ristorante: italiani preferiscono pranzi, calo aperitivi e dopocena

Consumi al ristorante in Italia: crescita pranzi, calo aperitivi e dopocena. Dati 2026 sull’industria food&beverage.

La spesa degli italiani fuori casa ha superato i 100 miliardi di euro nel 2025, con un incremento costante dal 2018. Nel primo otto mesi del 2026, però, si osserva una lieve contrazione delle visite, con un calo dell’1%, parzialmente compensato dal turismo straniero, in flessione dello 0,6%. Gli italiani, sempre più selettivi, mostrano una crescita del 1,7% nel numero di pranzi al ristorante, mentre i consumi serali, come aperitivi e dopocena, registrano un calo del 3,1%. Questi dati emergono dall’Osservatorio del mercato Away From Home TradeLab per Federdistribuzione.

Consumi fuori casa: dinamiche e tendenze

La dinamica del mercato è spiegata da Federdistribuzione come riconducibile a due fattori principali: il calo del potere d’acquisto delle famiglie e la difficoltà di intercettare la domanda di un consumatore sempre più esigente. Questi ultimi, infatti, sono disposti a spendere fuori casa solo quando trovano offerte di qualità, in grado di soddisfare nuovi bisogni alimentari, come la ricerca di benessere, con un crescente interesse per prodotti no/low alcol, light e free from. Inoltre, il livello di servizio deve trasformare la visita in un’esperienza di valore.

La ristorazione deve adattarsi ai nuovi bisogni del consumatore. Gli italiani, infatti, non si limitano a cercare cibo di qualità, ma anche un’esperienza che risponda a una crescente attenzione al benessere e a una maggiore esigenza di servizio personalizzato. Questo ha portato a una polarizzazione del mercato, con un aumento dei ristoranti di fascia medio-alta e un calo di quelli di fascia bassa.

Il ruolo del turismo e della cucina italiana

Il turismo, sia italiano che straniero, rappresenta un fattore di sostegno per il mercato Away From Home. Nel 2025, il mercato complessivo a sell-out, pari a 102 miliardi di euro, si compone per il 78% di consumi dei residenti e per il 22% di consumi turistici. I turisti stranieri pesano per 11 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2024, mentre i turisti italiani rappresentano 12 miliardi, in aumento del 3%. La cucina italiana, in particolare, agisce come leva reputazionale, in grado di rafforzare l’attrattività turistica e di esercitare una pressione positiva sulla filiera ristorativa, affinché offra un’esperienza coerente con il valore del patrimonio culinario italiano.

La cucina italiana è vista come un elemento chiave per migliorare l’esperienza. La ricerca evidenzia che più di un italiano su due ritiene che la ristorazione dovrebbe puntare maggiormente sui piatti della cucina italiana per rendere più memorabile l’esperienza. Inoltre, oltre il 70% degli italiani dichiara di aver fatto proprie ricette tipiche italiane scoperte o riscoperte durante pranzi e cene fuori casa. La struttura della filiera del mercato Away From Home italiano è lunga e articolata. A livello intermedio operano circa 3.400 grossisti food&beverage e 368 Cash&Carry, a cui si aggiungono le insegne della GDO e piattaforme digitali. A livello finale, operano oltre 351.000 punti indipendenti tra bar, ristoranti, pizzerie, take away, gelaterie, discoteche e hotel, con un totale di circa 12.500 punti di consumo appartenenti a oltre 760 player della ristorazione commerciale.

La struttura del mercato mostra una progressiva contrazione del numero di operatori e una crescente concentrazione e polarizzazione dell’offerta. Tra il 2019 e il 2025 sono uscite dal mercato oltre 30.000 attività tra bar e ristoranti, mentre tra il 2012 e il 2025 hanno chiuso oltre 1.250 operatori all’ingrosso. Il ruolo dei Cash&Carry è sempre più rilevante, intermediano circa il 17% del sell-in food&beverage complessivo e stanno attuando strategie di crescita orientate ai bisogni degli operatori del fuori casa, sia sul fronte dell’assortimento che su quello dei servizi.