Airbnb in Italia supera i 571mila annunci: il 70% è gestito da operatori professionisti

Airbnb in Italia supera i 571mila annunci, il 70% gestito da operatori. Federalberghi denuncia abuso e mancanza di regolamenti.

Il mercato degli affitti brevi in Italia si è ulteriormente espanso, con Airbnb che registra oltre 571mila annunci attivi, di cui l’80% riguarda intere case. I dati, resi noti da Federalberghi, mostrano una crescita del 7% rispetto al 2025, con un fenomeno che si allontana dall’idea originaria di condivisione degli spazi e si avvicina a una vera attività economica. La piattaforma, che inizialmente aveva come obiettivo di mettere a reddito le case inutilizzate, oggi vede un numero crescente di annunci gestiti da operatori professionisti, spesso con attività strutturate e non casuali.

Concentrazione in città turistiche e mancanza di regolamenti

La concentrazione degli annunci è particolarmente elevata nelle città italiane più popolate e turistiche, come Roma, Milano, Firenze, Napoli e Venezia. La Toscana, la Lombardia e il Lazio registrano i maggiori numeri, con la Toscana che si piazza al primo posto con 72.771 annunci. Tuttavia, il report di Federalberghi segnala anche una serie di problematiche, tra cui la mancanza di rispetto degli obblighi di sicurezza e la non conformità alle normative vigenti.

La mancanza di Codice identificativo nazionale (Cin) è un problema diffuso

Ad agosto 2026, quasi il 15% degli annunci non aveva ancora il Codice identificativo nazionale (Cin), obbligatorio dal 2024 per gli alloggi destinati agli affitti turistici. Questa mancanza potrebbe comportare sanzioni gravi, con un potenziale costo di oltre 421 milioni di euro. Inoltre, il report evidenzia che spesso non vengono rispettati gli obblighi sulla sicurezza, come l’installazione di estintori, kit di primo soccorso e rilevatori di fumo, presenti solo in una percentuale limitata degli annunci.

Le quattro contraddizioni di Airbnb secondo Federalberghi

Secondo il centro studi di Federalberghi, dietro la promessa di un’esperienza autentica, si nascondono «quattro grandi bugie che smascherano la favoletta della condivisione». La prima riguarda la natura degli alloggi, che non sono più case in cui vivono i proprietari, ma appartamenti usati esclusivamente per affitti turistici. La seconda e la terza contraddizione riguardano l’idea degli affitti brevi come modo per arrotondare le entrate, mentre i dati mostrano un’attività sempre più strutturata, con quasi il 70% degli annunci pubblicati da persone che gestiscono più alloggi. In alcuni casi, operatori arrivano a gestire oltre 15mila alloggi.

La distribuzione dell’offerta non è equilibrata

La quarta contraddizione riguarda la distribuzione dell’offerta, che è spesso concentrata nelle città con già numerose strutture alberghiere, piuttosto che in aree in cui questi servizi mancano. Questo fenomeno rischia di penalizzare gli alberghi tradizionali e di rendere sempre più difficile per i residenti trovare affitti a costi accessibili. Federalberghi sottolinea come il fenomeno degli affitti brevi, se non regolamentato, possa portare a un aumento dei prezzi e a una riduzione della disponibilità di alloggi per i cittadini.

  • 571mila annunci su Airbnb in Italia
  • 80% degli annunci riguarda intere case
  • 70% degli annunci gestiti da operatori professionisti
  • 15% degli annunci non rispetta il Codice identificativo nazionale (Cin)

Il report di Federalberghi mette in luce un quadro complesso, in cui il fenomeno degli affitti brevi, sebbene in crescita, presenta numerose criticità. La mancanza di regolamentazione, la concentrazione in aree turistiche e la trasformazione in attività economica richiedono una riflessione approfondita, non solo da parte delle autorità locali, ma anche da parte di chi utilizza la piattaforma per mettere a reddito le proprie proprietà.