Demolizioni e famiglie distrutte: a Hebron strategia del terrore

Operazione militare israeliana a Hebron ha portato a demolizioni e sfollamenti di famiglie palestinesi.

Le demolizioni e i sfollamenti a Hebron hanno segnato un episodio drammatico nella vita delle famiglie palestinesi, con conseguenze profonde e durature. L’operazione israeliana, iniziata il 23 ottobre scorso dopo un attacco di due palestinesi vicini a Hamas che hanno ucciso due soldati e ferito altri tre al checkpoint di Farsh al-Hawa, ha portato alla distruzione di case e alla scomparsa di un microcosmo sociale. La città, che si trova in Area A sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha visto alcune abitazioni costruite in Area C, dove Israele ha il controllo civile e di sicurezza. L’operazione, presentata come la più grande dal 1967, ha coinvolto arresti, interrogatori, perquisizioni e demolizioni di abitazioni civili, con effetti devastanti per le comunità locali.

Demolizioni e famiglie distrutte: una strategia di occupazione

La casa di Ahmad Imraish, un giovane di 22 anni tornato da Malesia, è stata una delle prime ad essere demolita. La famiglia, composta da sette persone, è stata cacciata di casa in pochi minuti, con armi puntate contro di loro. «Dopo aver demolito la casa è arrivato Smotrich, accompagnato da decine di persone della sua scorta, e si è ripreso con il cellulare sulle macerie della nostra abitazione. Ha fatto propaganda per le elezioni, sulla nostra pelle», racconta Ahmad. La casa, costruita pochi anni prima, era stata già oggetto di un’ordinanza di demolizione emessa dall’Alta Corte israeliana nel 2021, ma la sospensione del provvedimento aveva permesso alla famiglia di continuare ad abitare lì. La demolizione ha portato alla perdita di ogni proprietà e di ogni ricordo.

La casa era la casa dei sogni di mio padre

La famiglia Imraish aveva speso ogni risparmio per costruire la casa, che era diventata un simbolo di speranza e stabilità. «Abbiamo pagato più di 30mila shekel, quasi 10mila dollari per le spese legali. Abbiamo speso in questa casa tutto quello che avevamo, letteralmente ogni nostro risparmio. Era la casa dei sogni di mio padre», racconta Ahmad. La demolizione ha cancellato non solo un’abitazione, ma anche un’identità, un’eredità e un futuro. La casa è stata distrutta in poche ore, con la famiglia costretta a fuggire senza tempo per riprendersi le proprie cose.

Una politica di occupazione e controllo

Secondo l’ong israeliana B’Tselem, la politica israeliana in materia di pianificazione urbanistica e edilizia in Cisgiordania è finalizzata a impedire lo sviluppo delle comunità palestinesi e a privarle delle loro terre. L’operazione a Hebron, che ha visto la demolizione di 483 famiglie e l’espulsione di 4.304 persone, tra cui 1.845 bambini, è stata una punizione collettiva durante il periodo elettorale. L’operazione ha incluso l’uso di avamposti militari e la contrassegnazione di abitazioni con una X di vernice nera. La Municipalità di Hebron ha riferito che alcune case sono state trasformate in avamposti, mentre altre sono state distrutte. La strategia, che ha colpito tutta la città, ha avuto conseguenze durature, con alcune famiglie che non potranno mai più rientrare nelle loro abitazioni.

La strategia ha colpito tutta la città

La fine dell’assedio, lo scorso lunedì 2 novembre, ha permesso alla maggior parte delle famiglie di tornare a casa, ma non per tutte. La situazione a Hebron, nonostante i danni, non si è trasformata in un’occupazione definitiva, ma racconta di una strategia militare che può essere applicata in qualsiasi momento. Operazioni simili sono state condotte in altri centri palestinesi, come Jenin, Tulkarem e Nur Shams, con conseguenze simili. «Nel giro di dieci minuti, intere famiglie sono diventate rifugiate, con scene simili alla Nakba del 1948», ha commentato Issa Amro, attivista non violento di Hebron.

La situazione si complica ulteriormente con l’insediamento di coloni in Gerico, un’altra città palestinese in Area A. Sebbene la città sia sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, alcune case sono state costruite in Area C, dove Israele ha il controllo civile e di sicurezza. I coloni, guidati da Daniella Weiss, si sono insediati in alcune case palestinesi, con conseguenze potenzialmente devastanti per la comunità locale. L’insediamento a Gerico, secondo l’ong israeliana Peace Now, rappresenta una minaccia per la sicurezza di Israele e costituisce un disastro che non deve essere permesso. L’insediamento potrebbe aumentare le tensioni e la violenza, e costringere l’esercito a missioni inutili.