Partito bengalese estremista minaccia connazionali del Veneto dopo aggressione all’attrice

Partito bengalese estremista minaccia connazionali del Veneto dopo aggressione all’attrice

Un gruppo di persone bengalesi si riunisce in piazza a Venezia, con un cartello che indica una minaccia verso i connazionali
Un gruppo di persone bengalesi si riunisce in piazza a Venezia, con un cartello che indica una minaccia verso i connazionali

Un partito estremista bengalese ha minacciato i connazionali del Veneto dopo l’aggressione all’attrice Azmeri Haque Badhon, avvenuta a Marghera. Le minacce, rivolte a chi ha sostenuto la caduta del governo di Sheikh Hasina, sono state diffuse in un filmato circolato su un canale informativo bengalese. L’atto è stato definito un atto coraggioso e un esempio di forza, con un appello a tutti i leader e militanti del partito per agire senza paura. La comunità bengalese, presente in gran numero a Venezia e Mestre, rischia di vedere aggravarsi le tensioni, soprattutto in relazione al progetto di costruzione di una moschea in via Giustizia.

Minacce dirette a sostenitori della caduta del governo

Le minacce sono rivolte a tutti coloro che hanno partecipato o supportato la caduta del governo di Sheikh Hasina, in carica dal 2009 al 2024. Il filmato, diffuso da un canale informativo bengalese, ha chiesto di non mostrare empatia per le “estremiste, militanti e prostitute”, e ha minacciato di qualsiasi conseguenza legale, fino alla morte, per silenziare gli oppositori politici. L’aggressione all’attrice, avvenuta in concomitanza con la presenza in laguna di Sajeeb Wazed Joy, figlio dell’ex premier, ha suscitato reazioni forti e ha alimentato le tensioni all’interno della comunità.

Il filmato ha elogiato gli esecutori dell’aggressione, definendoli “figli coraggiosi” e ha lanciato un appello a tutti i leader e militanti del partito per agire senza paura. L’atto è stato visto come un esempio di coraggio e forza, con un appello a tutti i membri del partito per fare ciò che «va fatto, senza paura, contro ogni intimidazione».

Operazione di fact checking rivela i nomi dei presunti aggressori

Un articolo pubblicato sul quotidiano New Age, uno dei principali quotidiani in lingua inglese del Bangladesh, ha rivelato i nomi dei presunti aggressori dell’attrice. L’operazione di fact checking è stata condotta da BanglaFact, organo istituito dalla Federazione della stampa del Bangladesh. I nomi dei presunti responsabili sono Shepol Mahmud Biplob, Howlader Monirul, Md Altaf Pahar, Elias Miah e Masum Khalashe. Uno dei presunti esecutori, un ventenne, ha condiviso un video dell’atto sui propri canali social e ha ricevuto il sostegno di un connazionale che ha ringraziato il gesto e ha aggiunto dettagli alla vicenda.

La comunità bengalese si sente in stato di omertà, con paura di ritorsioni e con la presenza della Awami League che sembra non temere la legge italiana. Il timore è che alcuni partiti nostrani possano sfruttare l’evento per esacerbare ulteriormente i rapporti, messi alla prova recentemente dal disturbo della preghiera del venerdì da parte dell’influencer romano Simone Carabella.

Le minacce e le tensioni interne all’interno della comunità bengalese rischiano di aggravarsi, soprattutto in relazione al progetto di costruzione di una moschea in via Giustizia. La comunità, presente in gran numero a Venezia e Mestre, si trova in un contesto di forte tensione con il comune. L’aggressione all’attrice ha suscitato reazioni forti e ha alimentato le divisioni all’interno della comunità, con alcuni che si sentono minacciati e altri che temono ritorsioni. Il filmato, che ha definito l’atto un esempio di coraggio e forza, ha concluso con il motto «Joy Bangla, Joy Bangabandhu!», un richiamo al ritorno dell’ex premier Sheikh Hasina. L’evento ha messo in luce le complessità e le tensioni all’interno della comunità bengalese, con un rischio di ulteriore escalation delle situazioni già esistenti.