Attrice bengalese aggredita a Venezia: «Temevo potessero uccidermi»
Attrice bengalese aggredita a Venezia: racconta l’esperienza traumatica e la sua reazione.

L’attrice bengalese Azmeri Haque Badhon, protagonista del film The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain, ha raccontato di essere stata aggredita da un gruppo di connazionali a Venezia. L’episodio, avvenuto in un parco vicino all’hotel in cui alloggiava, ha suscitato indignazione e preoccupazione. La vittima ha detto di aver temuto potesse essere uccisa, dopo essere stata insultata e picchiata da persone che la accusavano di essere una “combattente di luglio”, riferendosi alle proteste pro-democrazia del 2024 in Bangladesh.
Aggressione in albergo e in parco
La vittima ha raccontato che i bengalesi l’hanno raggiunta fuori dall’albergo e le hanno tirato un ceffone in faccia. Successivamente, è andata a fare una passeggiata in un parco con il fratello e la sua famiglia, tra cui un bambino di quattro anni. I connazionali, che si sono presentati come “fratelli”, l’hanno molestata fisicamente, lanciando oggetti e colpendola. Con me c’era il mio nipotino, il bambino urlava e piangeva mentre loro esultavano, ha spiegato l’attrice. «Mi hanno anche filmato e trasmesse in diretta le immagini online».
La Digos sta indagando sull’episodio per ricostruire i fatti e identificare gli autori, che sono stati ripresi dalle telecamere e visti in faccia dalla vittima. «Oggi ho avuto persino la sensazione che potessero uccidermi», ha detto Azmeri Haque Badhon. Perché avete molestato in questo modo un’attrice che è venuta a un festival cinematografico internazionale portando un film, e ne siete persino orgogliosi?

Un episodio che coinvolge politica e diritti
La vittima ha sottolineato che i suoi aggressori l’hanno accusata di essere una “combattente di luglio”, riferendosi alle proteste del 2024 che hanno portato alla caduta del governo di Sheikh Hasina. «Mi hanno detto di essere sostenitori di Bangabandhu e mi hanno costretta a dire “Joy Bangla, Joy Bangabandhu”», ha raccontato. L’attrice ha anche menzionato che il film che porta a Venezia è diretto da Rubaiyat Hossain, figlio di un ex ministro bengalese. «Io ho lavorato con lui e ho continuato a lavorare anche dopo luglio», ha sottolineato.
La vittima ha anche espresso preoccupazione per la situazione delle donne in Bangladesh, un Paese in cui i diritti delle donne sono spesso messi in discussione. «E poi dicono che con loro le donne in Bangladesh sono al sicuro?», ha scritto su Facebook. «Ora tutto il mondo saprà che avete molestato un’attrice in un festival internazionale e ne siete persino orgogliosi». L’episodio ha suscitato reazioni internazionali e preoccupazioni per la sicurezza delle donne in Bangladesh. L’attrice, impegnata per i diritti delle donne, ha raccontato di aver subito un’aggressione fisica e verbale, con un’esperienza traumatica che ha messo in luce le tensioni politiche e sociali del Paese. La Digos sta cercando di ricostruire i fatti e identificare gli autori dell’episodio, che hanno ripreso le immagini e le hanno trasmesse in diretta online.
