Un po’ di luce, un film che racconta la sofferenza e la resistenza in Iran
Un film iraniano che esplora la sofferenza e la resistenza in un contesto di tensioni sociali e politiche.

Un po’ di luce, il film di Ali Asgari, racconta la vita di un medico iraniano che decide di non vivere più, dopo aver visto la sofferenza e l’ingiustizia che circondano il suo paese. Dopo migliaia di morti in piazza e un’ondata di suicidi tra i medici, il regista ha scelto di narrare una storia minima ma profonda, che si svolge in 87 minuti. Il film, intitolato “La perfezione in 87 minuti”, è un’opera disobbediente alle classificazioni, che esorcizza i bombardamenti su Teheran a colpi di spirito popolare. Esce in Italia il 1° ottobre con Teodora.
Una vita strattonata da sofferenza e incertezza
Il protagonista, Arash, è un medico che ha curato i manifestanti e per questo è stato incarcerato e radiato dall’Ordine. La sua decisione di non vivere più nasce da una sofferenza che sembra non avere fine. «La sofferenza potrebbe non scomparire mai del tutto e la vita restare piena di incertezza e ingiustizia», dice il regista. Il film mostra come la vita “strattona” il protagonista, che cerca di trovare un modo per uscire, ma la sua strada è piena di ostacoli. La sua decisione non è solo personale, ma anche una forma di resistenza. «Ogni atto, a prescindere dalla tua volontà, diventa un atto politico», dice Asgari. Il film mostra come la sofferenza non cancella la dignità, ma la rende più forte. La vita non è solo sofferenza, ma anche legami sottili e responsabilità.
Un viaggio tra famiglia e responsabilità
Arash, con la sua utilitaria intasata di piante, intende far tappa da sorelle, fratello e mamma per prepararli al suo addio programmato. La vita, però, non lo lascia andare via facilmente. La madre piange, dicendo che «dicono che gli sparano in testa», mentre lui risponde: «Non più». Continuerà a cercare un medico amico che lo rimpiazzi, ma sarà un coro di «no». La sua decisione non è solo personale, ma anche una forma di resistenza.
La famiglia, però, non lo abbandona. I familiari, con le loro preoccupazioni e le loro domande, lo accompagnano nel suo viaggio. «Siete tutti così silenziosi», dice la madre ai figli riuniti a cena. La vita, in questo film, non è solo sofferenza, ma anche legami sottili e responsabilità. La serra ambulante si carica di familiari, dei legami sottili che non si possono scrollare di dosso. La sofferenza non cancella la dignità, ma la rende più forte. Il film mostra come la vita, anche in mezzo alla sofferenza, possa trovare un senso e una luce. Un po’ di luce, quindi, non è solo un titolo, ma una promessa di speranza in un contesto di dolore e resistenza.
