Draghi: “L’IA è la chiave per la crescita, ma la dipendenza dagli USA rischia di essere catastrofica”
Draghi sottolinea l’importanza dell’IA per la crescita europea e la necessità di sovranità sui dati.

Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea e ex premier italiano, ha sottolineato l’importanza dell’intelligenza artificiale (IA) come strumento di crescita per l’Europa, ma ha anche messo in guardia contro i rischi derivanti dalla dipendenza dagli Stati Uniti. Secondo l’ex leader, l’IA potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali all’anno alla crescita della produttività totale dei fattori, un dato rilevante per un continente che ha visto stagnare i livelli di efficienza dal 2022. Tuttavia, la sovranità sui dati rappresenta un’area in cui l’Europa può ancora esercitare controllo, un aspetto cruciale per il suo futuro economico e tecnologico.
La sovranità dei dati come leva per la crescita
Draghi ha sottolineato che i dati sono l’unico ambito in cui l’Europa può ancora esercitare una forma di sovranità, e anche l’area con il maggiore potenziale di crescita. La Commissione UE stima che l’economia dei dati supererà gli 800 miliardi di euro entro il 2030, ovvero il 5% del Pil. Per sfruttare questa risorsa, l’Europa ha bisogno di controllare l’archiviazione e l’elaborazione dei dati, il che richiede l’implementazione di data center su larga scala. Tuttavia, il principale ostacolo alla costruzione di tali infrastrutture è la domanda frammentata tra milioni di aziende, che non offre agli investitori sufficienti garanzie per finanziare i progetti.
La crescita trainata dall’IA crea tensioni con le aspirazioni di sovranità dell’Europa. L’Europa controlla solo una piccola parte della catena del valore dell’IA, un divario che rischia di condannarla a una dipendenza strutturale dagli Stati Uniti. Draghi ha sottolineato che la tecnologia sta diventando onnipresente in settori chiave come l’economia, la sanità, l’istruzione, l’energia e la difesa. Essere tagliati fuori dall’IA potrebbe avere effetti catastrofici, simili a quelli di essere esclusi dal sistema finanziario statunitense.
Un circolo virtuoso tra IA e sovranità
L’ex presidente della Bce ha proposto di aggregare gli impegni delle grandi aziende europee attraverso contratti pluriennali, un modello che potrebbe favorire la concorrenza e la diversificazione dei fornitori. L’obiettivo è creare un “circolo virtuoso”: più adozione dell’IA genera domanda e finanzia capacità europea, che consente di sfruttare i dati su infrastrutture sotto controllo europeo, accelerando ulteriormente l’adozione e lo sviluppo di modelli locali. Draghi ha anche sottolineato che l’Europa non deve scegliere tra crescita, sovranità e i propri valori, e che è possibile avere l’IA senza oligarchi.
La sovranità sui dati è l’unico ambito in cui l’Europa può ancora esercitare controllo. L’UE ospita meno del 5% della potenza di calcolo mondiale dedicata all’IA, contro il 75% degli USA. Questo divario ha conseguenze significative, poiché la tecnologia sta diventando un pilastro fondamentale per la crescita economica e la sostenibilità. Per sostenere il modello sociale e le nuove esigenze di un mondo in trasformazione, l’Europa deve puntare sulla diffusione dell’IA, ma deve farlo in modo da preservare la sovranità e i valori europei.
Draghi ha anche riconosciuto che l’Europa è in ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, non solo in termini di innovazione ma anche di capacità di calcolo. L’UE non produce neppure i processori necessari a sostenere la potenza di calcolo per l’Intelligenza artificiale. Questo divario ha conseguenze significative, poiché la tecnologia sta diventando onnipresente in settori chiave come l’economia, la sanità, l’istruzione, l’energia e la difesa. Essere esclusi dall’IA potrebbe avere effetti catastrofici, simili a quelli di essere tagliati fuori dal sistema finanziario statunitense.
