Sonno e Alzheimer: nuove oscillazioni cerebrali potrebbero diventare segnali diagnostici

Nuovo studio collega alterazioni del sonno all’Alzheimer: oscillazioni cerebrali potrebbero diventare biomarcatori.

Ricerca mostra legami tra sonno e Alzheimer, con nuove oscillazioni cerebrali come segnali diagnostici
Ricerca mostra legami tra sonno e Alzheimer, con nuove oscillazioni cerebrali come segnali diagnostici

Dormire male potrebbe contribuire alla progressione dell’Alzheimer, come ha evidenziato un recente studio condotto dall’Università di Camerino in collaborazione con l’Università di Bristol. L’analisi di oltre 150 registrazioni notturne ha rivelato che, nei pazienti con la malattia, l’ampiezza delle oscillazioni cerebrali durante il sonno non REM è ridotta del 27% rispetto ai soggetti sani. Queste oscillazioni, dette “fusi del sonno”, sono legate all’attività di sistemi che regolano il funzionamento del cervello e potrebbero rappresentare una nuova firma elettrofisiologica della malattia. Il sonno, inoltre, potrebbe non solo essere una conseguenza dell’Alzheimer, ma anche un fattore che ne influisce la progressione.

Le oscillazioni ultra-lente e il loro ruolo nel sonno

Le oscillazioni ultra-lente sono onde cerebrali che si verificano durante il sonno non REM e contribuiscono a regolare la comparsa dei fusi del sonno. Queste onde aiutano a inibire gli stimoli esterni e a bloccare le informazioni non necessarie, favorendo il trasferimento e l’organizzazione dei ricordi. Secondo gli autori dello studio, queste oscillazioni potrebbero essere utilizzate come un nuovo biomarcatore digitale, misurabile in maniera non invasiva attraverso l’EEG durante il sonno. L’analisi ha mostrato che, nei pazienti con Alzheimer, l’ampiezza di queste oscillazioni è significativamente ridotta, suggerendo un possibile legame tra alterazioni del sonno e sviluppo della malattia.

Un altro recente studio coordinato dalla Concordia University ha analizzato il rapporto tra sonno e Alzheimer, rivelando che dormire poco e male potrebbe aumentare il rischio di sviluppare un calo della funzione cognitiva e contribuire alla progressione della malattia. Tuttavia, il sonno potrebbe anche contenere meccanismi protettivi: una maggiore attività dei fusi del sonno e delle oscillazioni lente sembra attenuare questa relazione. In pratica, il corpo potrebbe mettere in atto dei meccanismi di difesa, insiti nei ritmi stessi del sonno, in grado di proteggere per quanto possibile le funzioni cerebrali.

Un neurotrasmettitore chiave: l’orexina

L’orexina è un neurotrasmettitore fondamentale per regolare il riposo e l’appetito, che aumenta quando si dorme poco e male. La ricerca ha evidenziato che nei pazienti con Alzheimer, livelli più elevati di orexina sono associati a peggiori prestazioni cognitive e a un rischio maggiore di sviluppare le alterazioni cerebrali tipiche della malattia. Tuttavia, il sonno potrebbe anche contenere informazioni preziose per comprendere alcune delle alterazioni cerebrali associate alla malattia e meccanismi in grado di proteggere le funzioni cerebrali.

Due nuovi studi accademici hanno analizzato il rapporto tra sonno e Alzheimer, rivelando che dormire poco e male potrebbe aumentare il rischio di sviluppare un calo della funzione cognitiva e contribuire alla progressione della malattia. Tuttavia, il sonno potrebbe anche contenere informazioni preziose per comprendere alcune delle alterazioni cerebrali associate alla malattia e meccanismi in grado di proteggere le funzioni cerebrali. I fusi del sonno e le oscillazioni ultra-lente potrebbero quindi rappresentare un’innovativa strada per diagnosticare e monitorare l’Alzheimer, grazie a un approccio non invasivo e basato su dati elettrofisiologici. Le oscillazioni cerebrali potrebbero diventare un nuovo strumento diagnostico non invasivo. La ricerca ha dimostrato che l’EEG durante il sonno potrebbe rilevare alterazioni significative, come la riduzione del 27% dell’ampiezza delle oscillazioni in pazienti con Alzheimer. Questi dati potrebbero aiutare a identificare precocemente la malattia e monitorarne la progressione.