La madre non fa vedere i figli all’ex marito, ma la Cassazione non riconosce reato: «Non ci sono raggiri né malafede»

La Corte di Cassazione annulla condanna a madre per non far vedere i figli all’ex marito, sottolineando che non ci sono raggiri né malafede.

Una madre e un padre con i loro figli in un contesto di separazione, con un giudice che valuta una condanna
Una madre e un padre con i loro figli in un contesto di separazione, con un giudice che valuta una condanna

La Corte di Cassazione ha annullato una condanna a una madre accusata di non permettere all’ex marito di vedere i propri figli, sottolineando che non esistono raggiri né malafede. La sentenza, numero 32971 del 7 settembre 2026, chiarisce che il reato di elusione dei provvedimenti del giudice non si configura con il semplice inadempimento, ma richiede atti fraudolenti o condotte in aperta malafede. La madre era stata condannata a due mesi di carcere, ma i giudici di legittimità hanno ritenuto che la sua condotta non soddisfacesse i requisiti per una condanna penale.

La condanna è stata annullata per mancanza di prove

La Corte d’Appello aveva erroneamente equiparato qualsiasi inosservanza del calendario di visita a una violazione penalmente rilevante, senza dimostrare se e come la donna avesse posto in essere raggiri finalizzati a evitare l’adempimento. La Cassazione ha sottolineato che la norma penale non tutela il rispetto formale di ogni singolo appuntamento, ma l’effettività della tutela giurisdizionale. La madre non ha adottato comportamenti fraudolenti o maliziosi, e la sua condotta non ha violato i principi fondamentali del diritto di famiglia.

La struttura del provvedimento civile ha alleggerito la posizione della madre

La condotta contestata si era svolta in un arco temporale ristretto, e l’altro genitore era comunque riuscito a trascorrere del tempo con il minore. Inoltre, la struttura del provvedimento civile che regolava le visite era caratterizzata da una genericità eccessiva. L’ordinanza del giudice civile concedeva al padre il diritto di visita per «due giorni infrasettimanali e un fine settana su due», senza fissare giorni prestabiliti. Questo ha reso necessaria una costante collaborazione tra le parti, e non ha permesso di trasformare una difficoltà organizzativa in una condotta penalmente perseguibile.

La Cassazione ha ribadito che la sanzione penale serve a contrastare l’astuzia e le condotte volte a “svuotare” di efficacia le decisioni del giudice civile, ma non può diventare un strumento per ogni attrito o incomprensione nella gestione quotidiana dei figli minori. Non basta saltare o ostacolare qualche incontro tra i figli e l’ex coniuge per far scattare automaticamente una condanna penale. La sentenza si pone in continuità con l’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione, che ha sempre sottolineato la necessità di un equilibrio tra tutela dei diritti dei genitori e rispetto della volontà del minore.

La decisione dei giudici ha accolto il ricorso presentato da una madre che era stata condannata nei gradi di merito a due mesi di reclusione con l’accusa di aver impedito al padre di vedere i bambini. Annullando la condanna, la Cassazione ha ricordato che la norma penale non tutela il rispetto formale di ogni singolo appuntamento, ma l’effettività della tutela giurisdizionale. La madre non ha adottato comportamenti fraudolenti o maliziosi, e la sua condotta non ha violato i principi fondamentali del diritto di famiglia.