L’UE punta su accordi commerciali per salvare il mercato enologico

L’Unione europea cerca di salvare il mercato del vino con accordi commerciali e riduzione dei dazi, puntando su nuovi mercati in crescita.

Produttori europei del vino si preparano a esportare in nuovi mercati grazie a accordi commerciali e riduzione dei dazi
Produttori europei del vino si preparano a esportare in nuovi mercati grazie a accordi commerciali e riduzione dei dazi

L’Unione europea sta adottando una strategia mirata per salvare il mercato enologico, concentrando i propri sforzi su accordi commerciali e riduzione dei dazi. Con il mercato interno in declino e la domanda esterna in crescita, la Commissione europea punta a espandere le esportazioni verso Paesi come Indonesia, Messico, Mercosur e India. A partire dal 2027, i produttori europei potranno vendere 1.985 tonnellate di vino con un dazio minimo del 5 per cento in Indonesia, grazie all’accordo di partenariato economico siglato nel 2025. Questa mossa è parte di un piano più ampio per rilanciare il settore, che ha visto un aumento del 61 per cento delle esportazioni nel corso del secolo, passando da 20 a 32 milioni di ettolitri, e un triplicamento del valore delle esportazioni, da sei a quasi 18 miliardi di euro.

Accordi commerciali per espandere le esportazioni

La strategia dell’UE si basa sull’espansione delle esportazioni verso mercati emergenti, come l’Africa, l’Asia e l’America Latina. L’accordo con l’Indonesia, ad esempio, permetterà ai produttori europei di vendere vino a dazio ridotto, mentre l’accordo con il Messico eliminerà completamente i dazi per le bottiglie vendute sul mercato messicano. Inoltre, l’accordo commerciale con il Mercosur, entrato in vigore il 1° maggio 2026, ha già permesso ai produttori di vino di vendere in Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay a dazio zero, riducendo le spese aggiuntive di 43 miliardi di euro. Questi accordi rappresentano un’opportunità per i produttori, che possono reinvestire i risparmi per crescere e svilupparsi.

La domanda mondiale per le bottiglie di qualità è in crescita, e dunque cavalcare la domanda può permettere di salvare l’economia delle aree rurali. La Commissione europea ha rilevato che il potenziale dei mercati africano e latinoamericano è elevato, grazie al basso consumo pro capite e alla crescita demografica prevista. Tra i 18 paesi africani in attesa di accordi commerciali, si trovano nazioni come Benin, Burkina-Faso, Burundi e Nigeria. L’UE sta cercando di sfruttare questa opportunità, puntando su un mercato in crescita e su una domanda globale per bottiglie di qualità.

Un mercato in trasformazione

Il mercato del vino in Europa sta subendo un cambiamento profondo, con una riduzione del consumo interno e un aumento della domanda esterna. Negli ultimi cinque anni, il consumo totale di vino è rimasto intorno a 110 milioni di ettolitri, ma la quota dell’UE sul consumo mondiale è calata dal 59 per cento al 48 per cento. Questo calo è dovuto a cambiamenti sociali, come l’abbandono del consumo di vino da parte dei giovani, l’immigrazione e un crescente senso di nocività per la salute legato all’assunzione di alcol. Tuttavia, il valore delle esportazioni del «made in Europe» è triplicato negli ultimi due decenni, e il vino è diventato il terzo prodotto agroalimentare per valore esportato, rappresentando l’8 per cento delle esportazioni agroalimentari dell’UE nel 2023.

Il valore delle esportazioni è più che triplicato, da sei miliardi di euro a quasi 18 miliardi di euro. La Commissione europea ha anche sottolineato che il potenziale di crescita nei mercati emergenti come Africa, America Latina e Asia orientale è elevato, grazie al basso consumo pro capite attuale e alla crescita demografica prevista. L’UE sta quindi cercando di sfruttare questa opportunità, puntando su un mercato in crescita e su una domanda globale per bottiglie di qualità. La strategia dell’UE, quindi, non solo mira a salvare il settore enologico, ma anche a rafforzare l’economia delle aree rurali, dove molte etichette Doc e Docg hanno la loro origine.