Iran e USA in un conflitto senza fine: nuovi attacchi e colloqui in Sardegna
Nuovi attacchi iraniani contro basi Usa nel Golfo, colloqui tra Witkoff e Emirati in Sardegna. Stati Uniti mantengono 50mila militari nella regione.

L’Iran ha lanciato nuovi attacchi contro basi statunitensi nel Golfo, colpendo installazioni in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti, mentre gli Stati Uniti mantengono un dispiegamento militare di circa 50mila uomini nella regione. L’inviato speciale USA per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha incontrato in Sardegna il capo della sicurezza degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, in un colloquio che si inserisce in un contesto di tensioni crescenti e di una guerra che sembra non voler conoscere fine.
Strategia militare a lungo termine
La strategia americana mira a offrire al presidente Donald Trump diverse opzioni in vista di un possibile escalation del conflitto. Le missioni comprendono l’intercettazione di missili iraniani, la protezione delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, il blocco dei porti e delle coste iraniane e la capacità di lanciare attacchi più ampi se necessario. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha prolungato il dispiegamento militare in Medio Oriente fino al 2027, un segnale che il conflitto potrebbe protrarsi per anni.
Secondo il Wall Street Journal, il piano mira a lasciare al presidente Trump il maggior numero di opzioni possibili, ma crea una forte pressione su uomini e mezzi, con arretrati che potrebbero richiedere anni per essere smaltiti. Gli Stati Uniti mantengono attualmente circa 50mila militari nella regione, con un focus su operazioni di protezione delle rotte del petrolio e di difesa aerea.
Attacchi iraniani e reazioni USA
L’esercito iraniano ha annunciato di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti, con attacchi a sistemi di comunicazione satellitare, depositi di equipaggiamento e hangar per aerei da combattimento. La Cnn ha riferito che le forze USA hanno scortato 40 navi commerciali con 18 milioni di barili di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, un record dallo scoppio della guerra. Gli attacchi iraniani hanno causato almeno 18 morti e 142 feriti, tra cui molti minori.
Il presidente Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti controllano lo Stretto di Hormuz e che «stiamo vincendo» in Iran. Tuttavia, il conflitto è ripreso dopo il fallimento del memorandum d’intesa del 18 giugno, che mirava a porre fine alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Gli Stati Uniti hanno lanciato un’offensiva contro l’Iran sei mesi fa, con promesse di un colpo rapido e decisivo, ma la guerra sembra non voler conoscere fine. La strategia di pressione economica degli Stati Uniti, con sanzioni severe e una campagna per isolare economicamente l’Iran, continua a essere un elemento chiave del conflitto. L’operazione “Economic Outcast” ha visto il dipartimento del Tesoro statunitense escludere dal sistema finanziario alcuni istituti che intrattengono rapporti con l’Iran, tra cui filiali in Emirati Arabi Uniti della Banque Misr egiziana.
Colloqui in Sardegna e futuri sviluppi
Il colloquio tra Witkoff e il capo della sicurezza degli Emirati Arabi Uniti si è svolto in Sardegna, mentre l’amministrazione Trump spinge per riaprire lo Stretto di Hormuz e intensificare la pressione economica su Teheran. Gli Emirati sono stati un partner chiave per gli Stati Uniti nello sforzo di scortare le petroliere attraverso lo Stretto, un’azione cruciale per la sicurezza energetica globale. Secondo fonti del Wall Street Journal, Trump sta valutando in privato con i suoi collaboratori se dichiarare conclusa la guerra in Iran, un’idea che gli piace. Il presidente è convinto che la sua strategia di pressione economica funzionerà e costringerà il regime a smantellare il proprio programma nucleare o crollare. La guerra, tuttavia, sembra non voler conoscere fine, con nuovi attacchi e nuove strategie che si susseguono in un contesto di tensioni senza precedenti.
