La curva della Stella Rossa di Belgrado e il culto del boia Mladic

La curva della Stella Rossa di Belgrado osanna il boia Mladic, un fenomeno di nazionalismo estremo che ha radici nella storia balcanica.

Curva della Stella Rossa di Belgrado che esibisce striscioni in onore di Mladic, durante una partita di calcio
Curva della Stella Rossa di Belgrado che esibisce striscioni in onore di Mladic, durante una partita di calcio

Nel cuore di Belgrado, la curva della Stella Rossa, noto gruppo di ultras, continua a osannare il generale Ratko Mladic, il boia dell’assedio di Srebrenica. La scena si ripete in un contesto di tensioni nazionaliste e di una cultura che, nonostante i decenni trascorsi, non ha ancora smesso di onorare il carnefice. La curva, conosciuta come i Delije, ha reso omaggio a Mladic durante una partita di Europa League, esponendo uno striscione con l’effige del generale e scandendo il suo nome in coro. Questo fenomeno, che ha radici nella storia balcanica, rappresenta un simbolo di un nazionalismo estremo che si radica nella memoria di un genocidio.

Un culto che non si estingue

La curva della Stella Rossa, conosciuta per il suo radicamento nella cultura serba, ha una tradizione di onorare figure controversi. Mladic, condannato all’ergastolo per il genocidio di Srebrenica, è diventato un simbolo per alcuni tifosi. Nonostante le sanzioni internazionali e le pressioni per la democrazia, la curva continua a esibire striscioni in suo onore. Questo atteggiamento non è nuovo: nel 2017, durante una partita contro il Viktoria Plzen, la curva espose un messaggio di appoggio a Mladic, suscitando indignazione e portando all’apertura di un procedimento da parte dell’Uefa.

La stessa curva ha legami con ultras sovranisti in altri paesi, come la Curva B del Napoli e i Gate 7 in Grecia, che condividono ideologie nazionaliste. Questi legami spiegano come il nazionalismo serbo si estende al di fuori dei Balcani. La curva ha anche una storia di connivenza con le autorità locali, che non sempre condanna le sue azioni. Gli striscioni rubati, come quelli del gruppo storico dei Fedayn, sono stati esposti come bottino di guerra e bruciati al Marakana. Oggi, invece, la curva esibisce l’effige di un boia come Mladic, un simbolo di un passato che non è stato dimenticato.

Un legame con il passato violento

La curva della Stella Rossa ha radici nella storia balcanica, legata a figure come Željko Ražnatović, noto come Arkan, un capo delle “Tigri” che partecipò ai massacri di Srebrenica. La curva ha avuto un ruolo chiave in quei periodi di guerra, e oggi il suo culto per Mladic è visto come una continuità di una cultura violenta. La stessa curva ha anche legami con ultras sovranisti in altri paesi, come la Curva B del Napoli e i Gate 7 in Grecia, che condividono ideologie nazionaliste.

La sua presenza in una squadra che ambisce all’ingresso nell’Unione europea solleva domande su come un paese possa cercare di integrarsi in un’area democratica mentre celebra un simbolo di violenza. La curva della Stella Rossa, con la sua storia di violenza e di culto per figure controversi, rappresenta un fenomeno complesso. Nonostante le sanzioni e le pressioni internazionali, la sua influenza persiste, dimostrando come il passato possa continuare a guidare il presente.

La curva della Stella Rossa, con la sua storia di violenza e di culto per figure controversi, rappresenta un fenomeno complesso. Nonostante le sanzioni e le pressioni internazionali, la sua influenza persiste, dimostrando come il passato possa continuare a guidare il presente. La sua presenza in un contesto di nazionalismo sovranista e di tensioni politiche mostra come il calcio possa diventare un veicolo per ideologie che non sempre si allineano con i valori democratici.