Vaccini e salute pubblica: quando l’obbligo non basta a garantire la protezione

La copertura vaccinale in Sicilia resta bassa, con conseguenze per la salute collettiva.

Bambini in fila davanti a un centro vaccinale, con medici e infermieri che somministrano le iniezioni
Bambini in fila davanti a un centro vaccinale, con medici e infermieri che somministrano le iniezioni

Dopo la morte per difterite di una bambina di quattro anni a Palermo, la copertura vaccinale in Sicilia ha registrato un aumento significativo. Tra il 17 e il 27 agosto, le somministrazioni dell’esavalente, che protegge anche contro la difterite, sono cresciute del 70 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’evento ha spinto molte famiglie a recarsi nei centri vaccinali, dimostrando come la paura possa ottenere risultati in tempi brevi, anche quando l’obbligo di legge non è riuscito a farlo per anni.

La difterite e la copertura vaccinale in Sicilia

Secondo i dati del ministero della Salute relativi al 2024, tra i bambini di due anni la copertura contro polio, difterite, tetano, pertosse ed epatite B si ferma all’85,13 per cento, la più bassa d’Italia. La media nazionale sfiora il 94,5 per cento, con un divario che mette in evidenza la situazione critica in Sicilia. La legge prevede un obbligo vaccinale per alcune malattie, tra cui la difterite, ma la realtà mostra come l’effettiva applicazione non sia sempre garantita. La difterite può circolare più facilmente in aree con basse coperture, aumentando il rischio di focolai. L’Organizzazione mondiale della sanità ha ricordato che in tali contesti, il batterio può diffondersi più facilmente, mettendo a rischio non solo i non vaccinati, ma anche quelli vaccinati in modo incompleto. La difterite non è solo un problema individuale, ma una minaccia per la salute collettiva, soprattutto per i bambini più vulnerabili.

La legge e le sanzioni per l’obbligo vaccinale

La legge Lorenzin del 2017 ha introdotto dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a sedici anni, tra cui l’antidifterica. Per i nidi e scuole dell’infanzia, l’adempimento vaccinale è un requisito per l’accesso ai servizi. Dalla primaria in poi, invece, il bambino può frequentare la scuola anche se non vaccinato, con una sanzione da cento a cinquecento euro per i genitori. La Corte costituzionale ha confermato la legittimità di questa norma, ma ha anche sottolineato che il legislatore può decidere se affidarsi all’obbligo o alla raccomandazione, e come garantirne l’effettività.

La legge prevede che la vaccinazione sia eseguita entro la fine dell’anno scolastico o del calendario annuale del servizio educativo. Tuttavia, se le autorità non verificano l’effettiva somministrazione, il bambino può continuare a frequentare senza essere vaccinato. Questo crea una falla nell’applicazione della norma, con il rischio che l’obbligo sanitario resti sulla carta. La responsabilità genitoriale è un diritto-dovere che deve tutelare l’interesse del figlio. La Corte costituzionale ha chiarito che, anche in assenza di una previsione specifica nella legge, il giudice poteva intervenire attraverso gli ordinari strumenti del codice civile e disporre la vaccinazione a tutela del figlio. La multa, dunque, non esauriva i mezzi per rendere effettivo l’obbligo.

Quando le coperture scendono ai livelli registrati in Sicilia, diventa ancora più necessario bilanciare la scelta dei genitori con la tutela della salute non solo del loro figlio, ma anche degli altri bambini. E allora bisognerebbe chiedersi se sia coerente sul piano normativo che un obbligo previsto per proteggere la salute individuale e collettiva possa arrestarsi davanti a una multa di poche centinaia di euro.