Trump e l’indebitamento globale: i mercati reagiscono con rendimenti in crescita

I mercati globali reagiscono al piano di Trump con rendimenti in aumento e tensioni geopolitiche.

Mercati globali con rendimenti in aumento, tensioni geopolitiche e debito in crescita
Mercati globali con rendimenti in aumento, tensioni geopolitiche e debito in crescita

La politica economica degli Stati Uniti, guidata da Donald Trump, sta generando un effetto domino sui mercati finanziari globali. I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti in Giappone, Regno Unito, Germania e Stati Uniti, segnando un aumento senza precedenti negli ultimi anni. Il decennale americano ha raggiunto il 4,81 per cento, il livello più alto da novembre 2023, mentre il trentennale resta sopra il 5,28 per cento, cancellando in pochi giorni l’effetto del piano di riacquisto di titoli lanciato ad agosto dal segretario del Tesoro, Scott Bessent, per calmare i mercati. Gli investitori chiedono di essere pagati di più per continuare a finanziare governi sempre più indebitati e sempre meno credibili sui conti pubblici.

La pressione dei dazi e l’inflazione persistente

La Fed di Dallas ha segnalato che i dazi, promessi da Trump come strumento per proteggere l’industria nazionale, sono ormai quasi integralmente trasferiti sui prezzi al consumo, dopo mesi in cui le aziende avevano assorbito il costo comprimendo i margini. L’inflazione, che a Washington non scende sotto il 3 per cento da mesi, ben oltre l’obiettivo del 2 per cento della Federal Reserve, alimenta le tensioni sui mercati. Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, scelto da Trump proprio in nome di tassi più bassi, ha usato parole insolitamente dure al simposio di Jackson Hole, ricordando che l’inflazione resta sopra l’obiettivo da oltre cinque anni consecutivi.

La politica di Trump ha portato a un aumento dei rendimenti e a una perdita di fiducia nei mercati. Gli investitori, preoccupati per la crescita del debito pubblico e la mancanza di credibilità nei conti, chiedono un premio maggiore per finanziare i governi. La finanza multipolare non è pronta a gestire questa situazione, e i mercati reagiscono con un aumento dei rendimenti, segno di una maggiore insicurezza.

Un’alleanza geopolitica in crescita

Intanto, mentre i mercati occidentali tremano, un pezzo di mondo si organizza per non dipendere più soltanto dal dollaro e dal Tesoro americano. A Bishkek, Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi hanno celebrato i venticinque anni dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai con una dichiarazione che condanna le misure coercitive unilaterali, lettura neanche troppo velata delle sanzioni e dei dazi americani. Il messaggio geopolitico è chiarissimo: mentre i mercati occidentali tremano, un pezzo di mondo si organizza per non dipendere più soltanto dal dollaro e dal Tesoro americano.

La politica di Trump ha spinto l’economia globale verso una maggiore decentralizzazione. Trump aveva promesso di liberare l’economia globale dai lacci della vecchia globalizzazione, e in un certo senso ci sta riuscendo. Al posto della crescita, però, sta arrivando il conto, sotto forma di rendimenti più alti, prezzi che non scendono e un mondo che comincia a cercare altre strade. Nei precedenti paragonabili, dalla crisi di Suez del 1956 all’embargo petrolifero del 1973, l’indice S&P 500 ha perso tra il 12 e il 35 per cento nei dodici mesi successivi. Sono precedenti che cominciano a pesare sulle valutazioni.

Il debito pubblico mondiale ha superato i 350mila miliardi di dollari e nel 2026 Stati e imprese dovranno collocare sul mercato quasi 29mila miliardi di nuove obbligazioni. Gli investitori chiedono di essere pagati di più per continuare a finanziare governi sempre più indebitati e sempre meno credibili sui conti pubblici. La vera sfida del midterm: la possibilità per l’ala radicale dei democratici di prevalere.