L’Unione europea blocca l’import di carne brasiliana per mancanza di garanzie sull’uso di antibiotici
L’Unione europea blocca l’import di carne brasiliana per mancanza di garanzie sull’uso di antibiotici, causando un problema per la produzione della bresaola.

L’Unione europea ha deciso di bloccare l’import di carne brasiliana “senza garanzie sull’uso di antibiotici”, un provvedimento che ha immediatamente creato preoccupazioni per la produzione della bresaola. La decisione, annunciata il 3 settembre, riguarda non solo la carne bovina, ma anche prodotti come uova, miele e budella, tutti sottoposti a controlli più severi. La Commissione europea ha confermato lo stop, che rimarrà in vigore fino a quando il Brasile non dimostrerà di rispettare gli standard sanitari dell’Unione. Il provvedimento, approvato in precedenza, è stato rafforzato dopo che il Brasile era stato rimosso dall’elenco dei Paesi che rispettano le regole europee sugli antimicrobici.
Controlli sanitari e limiti dei test
Uno dei problemi principali contestati riguarda i limiti dei controlli di laboratorio, attraverso i quali non è possibile rilevare l’utilizzo di antibiotici se il trattamento viene interrotto prima della macellazione, a causa dei tempi di sospensione dei medicinali. La Commissione europea ha richiesto alle industrie di garantire non solo l’assenza di residui di sostanze vietate, ma anche un sistema efficace di tracciabilità, in modo da dimostrare che gli animali allevati per l’esportazione rispettino i regolamenti UE. La portavoce della Commissione, Eva Hrncirova, ha spiegato che il cibo che arriva in Europa è sottoposto a controlli molto severi, con regole che vietano l’uso di antimicrobici per la crescita e la somministrazione di antibiotici utilizzati per gli esseri umani.
Impatto sulla produzione della bresaola
La carne brasiliana è utilizzata ampiamente per la produzione della bresaola, in particolare per la bresaola della Valtellina IGP, che deve essere lavorata nella provincia di Sondrio. Secondo il presidente del Consorzio della Bresaola della Valtellina Igp, Mario Moro, il 60% della carne sudamericana utilizzata per la produzione proviene dal Brasile, con un impatto significativo sulle quotazioni. Dopo l’annuncio del blocco, il consorzio si aspetta un forte rialzo dei prezzi, visto che le quotazioni della carne per produrre la bresaola sono già aumentate del 15% da giugno a oggi. L’82% della materia prima utilizzata per la bresaola proviene da Paesi extra-UE, e il 25% di questa quota è rappresentata proprio dalla carne brasiliana.
La decisione ha suscitato reazioni da parte di Coldiretti e Filiera Italia, che hanno sottolineato l’importanza di garantire la tutela del reddito degli agricoltori e della salute dei cittadini. Per queste organizzazioni, la decisione segna un principio fondamentale: non può esserci tutela del reddito degli agricoltori né della salute dei cittadini se nel mercato europeo entrano prodotti ottenuti secondo standard diversi e meno rigorosi rispetto a quelli richiesti alle imprese italiane. La decisione sul Brasile, aggiungono, costituisce un precedente politico che l’Europa deve applicare a tutte le importazioni.
Il blocco dell’import di carne brasiliana ha anche un impatto sul commercio internazionale, in quanto il Brasile è uno dei principali esportatori di carne bovina al mondo. L’accordo UE-Mercosur, in applicazione provvisoria dal 1° maggio scorso, ha ridotto i dazi sulla carne bovina e azzerato quelli sul pollame, dando nuovo impulso all’import. Tuttavia, il provvedimento della Commissione europea ha messo in discussione la conformità dei prodotti brasiliani ai criteri sanitari dell’Unione, con conseguenze dirette sul mercato interno e sull’industria alimentare italiana.
