Gse invia diffide a 1.200 Comuni per tassa sugli extraprofitti delle rinnovabili
Il Gse invia diffide a 1.200 Comuni per tassa sugli extraprofitti delle rinnovabili, Anci avverte rischio fallimento.

Il Gestore dei servizi energetici (Gse) ha inviato diffide legali a 1.200 Comuni per il pagamento della tassa sugli extraprofitti derivanti da impianti rinnovabili. La misura, introdotta con un decreto firmato da Mario Draghi nel 2022, prevede il recupero di ricavi superiori a un livello considerato congruo dal legislatore, nel periodo dal febbraio 2022 al giugno 2023. L’obiettivo era finanziare gli aiuti contro il caro-bollette, ma la richiesta ha suscitato opposizione da parte di sindaci e imprese, che la considerano illegittima. L’Anci ha avvertito di un “elevato rischio di fallimento” per i Comuni coinvolti.
La tassa sugli extraprofitti e il rischio di default
Le diffide chiedono il pagamento della tassa entro 15 giorni, con importi che variano da poche centinaia di euro a 900mila euro in un caso. I Comuni, soprattutto in Emilia Romagna, rischiano di affrontare gravi problemi di bilancio. L’Anci ha già segnalato il rischio di default, sottolineando che i ricavi derivanti dalla vendita dell’elettricità sono utilizzati per servizi pubblici essenziali, come la manutenzione di scuole e verde, o per il sostegno ai fragili. La tassa, però, non è vista come un prelievo legittimo, ma come una pressione inaspettata su enti locali già in difficoltà.
La tassa non è vista come un prelievo legittimo, ma come una pressione inaspettata su enti locali già in difficoltà. L’Anci ha sottolineato che i ricavi derivanti dalla vendita dell’elettricità sono utilizzati per la collettività, nell’interesse pubblico e per l’erogazione di servizi essenziali. Per i sindaci, la richiesta del Gse è illegittima, poiché quei proventi non rappresentano speculazione, ma somme destinate a servizi pubblici. La situazione rischia di mettere in pericolo la stabilità finanziaria di molti Comuni, con conseguenze potenzialmente gravi per le finanze pubbliche.
La battaglia legale e la sentenza della Corte di Giustizia UE
La controversia ha coinvolto aziende e Comuni, con ricorsi al Tar e una pronuncia della Corte di Giustizia europea. Il tribunale in Lussemburgo ha posto un paletto alla riscossione degli extraprofitti, tutelando gli investimenti nel settore delle rinnovabili. La palla è ora al Tar della Lombardia, che dovrà giudicare caso per caso. Intanto, il Gse ha ripreso a inviare diffide, con il rischio di nuovi contenziosi. La situazione è complessa, con il rischio di rallentare la diffusione delle fonti pulite, che dovrebbero aiutare a ridurre il caro-bollette.
La palla è ora al Tar della Lombardia, che dovrà giudicare caso per caso. La battaglia legale continua, con l’attesa di una nuova pronuncia della Corte di Giustizia UE e del Consiglio di Stato. Nelle secche dei contenziosi sulle rinnovabili, il costo di luce e gas per aziende e famiglie difficilmente scenderà. Il rischio di default per i Comuni rimane elevato, con un impatto potenziale sulle finanze pubbliche e sull’efficienza del sistema energetico nazionale. Massimo Cavazzana, vicepresidente Anci e sindaco di Tribano, ha sottolineato che gli impianti incentivati con il Conto Energia non possono essere conferiti a Comunità energetiche, né utilizzati per generare incentivi ulteriori. Questo punto è cruciale per la definizione di extraprofitto e per la gestione dei contenziosi. L’Anci ha avvertito che, se non si chiariranno le regole, il rischio di nuovi scontri legali aumenterà, con conseguenze negative per la transizione energetica locale.
- Il Gse invia diffide a 1.200 Comuni per tassa sugli extraprofitti delle rinnovabili.
- L’Anci avverte di un rischio di fallimento per i Comuni coinvolti.
- La battaglia legale coinvolge aziende e enti locali, con ricorsi al Tar e sentenze europee.
