L’Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite
L’Italia si colloca ultima tra i Paesi del G7 per spesa in sanità, con un divario di oltre 1 miliardo di dollari pro capite rispetto alla media europea.

L’Italia si colloca ultima tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite, con un divario che supera i 1 miliardo di dollari rispetto alla media europea. Secondo il report della Fondazione Gimbe, la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse che a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Il divario pro capite rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i 1.013 dollari, corrispondenti a 612,4 euro per abitante, a parità di potere d’acquisto.
Un divario crescente da 15 anni
Il divario si è progressivamente ampliato dal 2011, anno in cui la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media europea. Da allora, effetti di tagli e definanziamenti hanno portato il divario a 424 dollari pro capite nel 2019, con un ulteriore incremento negli anni della pandemia e nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo. Nel 2025, il divario ha raggiunto i 1.013 dollari per abitante, con un gap complessivo che sfiora i 36,1 miliardi di euro.
Il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta ha commentato: “È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”. L’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie del confronto europeo, con Paesi come Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna davanti a noi, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale.
Le conseguenze per i cittadini
Il prezzo più alto lo pagano i cittadini, con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia e disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate. Il ricorso alla spesa privata è crescente, con conseguenze di impoverimento e indebitamento delle famiglie. Nel 2024, il fenomeno ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci. La Fondazione Gimbe ha sottolineato che il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine.

Le Case di comunità e la mancanza di dati
Un altro tema di preoccupazione riguarda le Case di comunità, per le quali il Sindacato medici italiani (Smi) ha annunciato una mobilitazione nazionale con azioni legali, manifestazioni e sciopero nazionale contestando l’obbligo di prestazione oraria. Cartabellotta ha lamentato una mancanza di trasparenza: “Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci si è indebitati”.
Al 1° settembre 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target.
