Un polo museale e una mostra che esplorano la donna attraverso l’arte

Una mostra a Andora esplora la donna attraverso l’arte, tra pittura e scultura, in un luogo storico riconosciuto come polo museale.

Un castello in collina ospita una mostra dedicata alla donna attraverso opere d'arte
Un castello in collina ospita una mostra dedicata alla donna attraverso opere d’arte

Una mostra dedicata alla donna, attraverso l’arte, si svolge in un luogo storico e suggestivo: il Paraxo, un edificio in provincia di Savona, riconosciuto come nuovo polo museale. L’esposizione, intitolata «Donna, la forma della vita», presenta 35 opere, tra dipinti e sculture, provenienti dalla Collezione Cavallini Sgarbi, costituita nel 2008 da Elisabetta Sgarbi. L’evento, organizzato in collaborazione con il Comune di Andora, si inserisce nel progetto «Ricordare il passato, per costruire il futuro», che mira a rigenerare il paesaggio culturale e sociale del territorio. La mostra, che va dal Cinquecento all’inizio del Novecento, attraversa l’Italia come una geografia dello sguardo, esplorando le infinite metamorfosi della donna nell’arte.

Un incontro tra pietra e pittura

La mostra offre un incontro tra due forme di memoria: quella immobile della pietra e quella inquieta della pittura. Il Paraxo, un’antica fortezza che ha visto passare secoli di storia, oggi ospita una galleria di figure femminili che incarnano desiderio, fede, potere, malinconia, sensualità, dolore, allegoria e bellezza. Ogni immagine è una trasformazione, un’evoluzione che va dall’universo delle idee alla dimensione storica e individuale, attraversando il mondo pagano e quello cristiano. Le figure esposte non devono diventare un catalogo di bellezze da possedere con lo sguardo, perché sono figure e parvenze capaci di rappresentare e annunciare qualche altra cosa, sottolinea Vittorio Sgarbi, curatore della mostra insieme a Pietro Di Natale.

Le opere, tra cui un volto idealizzato, una santa attraversata dalla grazia, una Venere e una giovane aristocratica, conservano qualcosa che apparteneva al loro presente e che oggi ci arriva come una domanda. Quelle figure hanno il privilegio di ricordarci che la bellezza non è una risposta, ma è la domanda che il tempo, attraverso l’arte, non smette di rivolgerci. Il Paraxo, con le sue mura solide e il silenzio che avvolge le murature, offre un contrappunto naturale a questa esplorazione, un luogo in cui la Storia si racconta attraverso il potere, la genealogia e il territorio, mentre le opere raccontano una storia più segreta: quella delle immagini attraverso cui una civiltà ha cercato di dare un volto alle proprie idee della bellezza e dell’umano.

La donna come autrice e oggetto

La mostra mette in luce la complessità della rappresentazione femminile nell’arte. «Artemisia Gentileschi e Orsola Maddalena Caccia introducono una questione decisiva: quella della donna come oggetto della rappresentazione, ma soprattutto come autrice», precisa Elisabetta Sgarbi a L’Espresso. L’arte, in questo contesto, non è solo una forma di espressione, ma un mezzo per esplorare le identità e le relazioni di genere. «La mano che dipinge cambia la natura della figura che vediamo», osserva il critico d’arte, sottolineando come le opere esposte incrinino l’idea troppo semplice di una storia dell’arte in cui il femminile sia sempre e soltanto osservato dall’esterno.

Un luogo nato per affermare una presenza nel paesaggio accoglie così una galleria di presenze femminili, figure che per quattro secoli hanno incarnato desiderio, fede, potere, malinconia, sensualità, dolore, allegoria e bellezza. La mostra, che si svolge nel Castello dei Clavesana, un’antica fortezza in provincia di Savona, si svolge in un contesto storico e architettonico unico, dove il passato si fonde con il presente. La strada si restringe, le case si raccolgono, la pietra prende il posto dell’intonaco e il castello appare come il punto verso cui tutto il borgo medievale sembra ancora convergere. La sua magia non è soltanto architettonica, ma è tutta o quasi in quella forma di dominio visivo che appartiene alle fortezze che il tempo non ha cancellato.