Missionaria italiana a Haiti: “Viviamo in un Paese in guerra, migliaia di morti di cui non si ha notizia”
Missionaria italiana a Haiti denuncia violenza e sequestri: migliaia di morti non registrati.

La missionaria laica italiana Maddalena Boschetti, presente da quasi 25 anni in Haiti, ha denunciato la situazione di grave instabilità e violenza nel Paese caraibico. “Viviamo in un Paese in guerra, migliaia di morti di cui non si ha notizia”, ha dichiarato al Sir il 2 settembre 2026, riferendo l’orrore dell’incursione a Kenskoff, alle porte di Port-au-Prince, dove almeno 47 persone sono morte e decine sono state rapite. La situazione, aggravata da un aumento esponenziale di violenze e sequestri, ha portato a migliaia di morti e feriti, con un milione e mezzo di sfollati interni.
Violenza e sequestri in aumento
Dal 2026, i banditi hanno ucciso 1.408 persone e ferito 656, con un numero crescente di incidenti che rendono le strade del Paese insicure. La missionaria ha spiegato come, per spostarsi, è necessario controllare i messaggi inviati dai gruppi di sicurezza, che segnalano sparatorie, scontri e esplosioni di droni. “Raffiche di notizie che vorrebbero essere utili per scegliere un percorso per arrivare a destinazione”, ha commentato, sottolineando come l’utilità di queste informazioni dipende dall’esperienza di chi le riceve.
La violenza ha colpito anche strutture importanti, come l’ospedale gratuito di Mirebalais, demolito dai banditi. “Solo l’ignoranza più ottusa e il piacere diabolico di distruggere un luogo dove veniva fatto del bene sono stati superiori alla violenza”, ha detto Boschetti. I video pubblicati sui social, in particolare su canali privati del capo gang Izo, documentano l’orrore delle violenze, pur se le piattaforme hanno chiuso i suoi account.
La missione e la speranza
La missionaria, che opera a Mare-Rouge, nel comune di Môle Saint-Nicolas, ha spiegato come i bambini siano stati trasferiti in strutture più sicure dopo l’incursione dell’orfanotrofio. “Da allora l’orfanotrofio è stato abbandonato”, ha detto, ricordando che i bambini sono stati salvati grazie a un episodio di rilascio di ostaggi. La sua missione, però, non si ferma: “Resto perché questo popolo è rifiutato dagli uomini potenti, ma amato da Dio”, ha affermato, sottolineando la sua determinazione a rimanere nel Paese. La missionaria ha anche espresso preoccupazione per la politica degli Stati Uniti, che ha dichiarato che le condizioni di vita in Haiti sono migliorate, invitando i rifugiati a tornare in patria. “Sono iniziati i viaggi di ritorno: su 340.000 rifugiati sono solo qualche centinaio quelli già rimpatriati”, ha spiegato, denunciando l’uso di cavigliere elettroniche e di guanti che danno scosse elettriche agli immigrati haitiani.
Nonostante la situazione di crisi, la missionaria ha espresso la sua speranza: “È Lui che mi ha dato occhi per vedere la bellezza delle persone vere che mi circondano e un cuore che le ama immensamente”. La sua voce, come tante altre, è un richiamo a non dimenticare il popolo haitiano, in un Paese in guerra.
