La strategia USA per soffocare Cuba: la sanità è la prima vittima. L’ONU teme una “Gaza silenziosa”
L’Onu preoccupata per la situazione sanitaria in Cuba. La strategia Usa mira a soffocare l’isola con sanzioni e blocco economico.

La strategia degli Stati Uniti per soffocare Cuba si sta concretizzando attraverso un blocco economico e finanziario che colpisce duramente il sistema sanitario dell’isola. L’ONU ha espresso preoccupazione per una situazione simile a quella di Gaza, definita “silenziosa” per la mancanza di interventi internazionali. La crisi, che ha visto un aumento del 70% nel numero di strutture sanitarie danneggiate e un calo drastico nella disponibilità di farmaci, ha portato a una situazione di emergenza per migliaia di pazienti, tra cui 11mila minori. La sanità cubana, già fragile, si trova al centro di una strategia di soffocamento che mira a indebolire istituzionalmente il regime.
La sanità cubana al collasso
Le sanzioni USA hanno ridotto drasticamente l’accesso a materie prime e farmaci, con conseguenze dirette sui reparti ospedalieri. Secondo Luis Angel Chacón, direttore di Encomed, la produzione interna di farmaci è stata colpita in modo significativo, con il 70% della produzione interna compromessa. L’importazione di medicinali è diventata sempre più complessa a causa dell’Executive Order 14404, che ha limitato le transazioni finanziarie per timore di sanzioni. La situazione è drammatica: l’Isola copre appena il 30% dei farmaci di base, secondo stime confermate da Palazzo della Revolución.
La mancanza di farmaci e strumenti ha reso i reparti pediatrici inutilizzabili. L’ospedale pediatrico William Soler, a L’Avana, ha visto calare gli interventi chirurgici da 10mila a 700, con la metà dei neonati che richiedevano interventi che non hanno ricevuto cure. Gli infermieri, come quelli dell’ospedale Calixto García, raccontano di praticare la medicina con le torcie, ma mancano medici e farmaci. L’esodo di professionisti ha ridotto il numero di medici del 40% negli ultimi cinque anni, con almeno 77mila sanitari che hanno abbandonato il servizio.
Un sistema sanitario in ginocchio
Le strutture sanitarie cubane, 385 in totale, sono danneggiate da eventi meteorologici o mancata manutenzione. La crisi ha portato a una lista d’attesa di 100mila pazienti, con 11mila minori. La mancanza di antibiotici, strumenti e medicine ha reso i reparti pediatrici inutilizzabili. Samuel Mariño, un pensionato di 76 anni, racconta che il blocco ha tolto cibo, medicine e la possibilità di curarsi. “Il blocco, alla fine, è più crudele delle bombe, perché ti uccide lentamente”, dice. La sua esperienza è condivisa da migliaia di cubani, che vedono nella sanità un simbolo del soffocamento economico e politico.
La strategia USA mira a indebolire istituzionalmente il regime cubano. L’amministrazione Trump ha spostato l’attenzione da una “massima pressione” a un approccio più graduale, con il blocco totale energetico e l’isolamento finanziario. L’ONU, attraverso l’Alto commissario Volker Türk, ha definito la situazione un “soffocamento di un intero popolo” che rischia di diventare una “Gaza silenziosa” senza interventi concreti. La comunità internazionale, compresa Pechino e Mosca, ha limitato le sue azioni a aiuti umanitari, in un contesto sempre più ostile.
Le reazioni interne cubane sono state diverse. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha espresso una volontà di dialogo, ma ha riconosciuto un “stallo” nella relazione con gli Stati Uniti. Alcuni esuli, come Mario Pentón, hanno smentito l’idea che Cuba sia una “seguente” nell’elenco di interventi militari di Trump. Anche se non esiste una roadmap chiara, la strategia USA sembra essere in atto, con un impatto profondo sulla vita quotidiana dei cubani. La sanità, come simbolo di una società in crisi, rappresenta il primo bersaglio di un piano di soffocamento che mira a un futuro irreversibile per l’isola.
