Cuba inesorabilmente al buio, il governo: “Siamo nella morsa degli USA”
Cuba vive un’ennesima interruzione di elettricità, il governo accusa gli Stati Uniti di blocco petrolifero.
Cuba vive un momento di grave instabilità energetica, con interruzioni di corrente che si protraggono per ore e in alcuni casi per giorni. La capitale, l’Avana, ha subito un nuovo blackout che ha durato oltre 30 ore, mentre le zone interne dell’isola restano spesso senza elettricità per periodi più lunghi. Il governo cubano ha accusato gli Stati Uniti di aver aggravato la situazione con un blocco petrolifero che ha ridotto l’approvvigionamento di carburante per le centrali elettriche e i generatori di emergenza. La crisi energetica si aggiunge a una grave crisi economica che ha colpito l’isola negli ultimi anni.
La crisi energetica e le sue conseguenze
Le interruzioni di corrente sono peggiorate da gennaio, quando Washington ha imposto un blocco petrolifero all’isola, complicando l’approvvigionamento di carburante per le centrali elettriche e i generatori di emergenza, che solitamente funzionano a diesel. Il sistema energetico cubano si basa su sette centrali termoelettriche, molte delle quali hanno più di 40 anni e versano in condizioni di degrado variabile. Lo stop di energia spesso si verifica di notte, quando la domanda sulla rete è minore. In molte case i ventilatori e gli interruttori rimangono sempre in modalità accesa, mentre i cubani si preparano al ritorno dell’elettricità con metodi improvvisati, come l’uso del carbone o dei fuochi.
La situazione si è normalizzata il giorno successivo ma solo per poche ore, fino all’ennesimo guasto elettrico della scorsa notte. Cuba, con una popolazione di 9,4 milioni di abitanti, sta vivendo il sesto blackout della rete nazionale dall’inizio dell’anno. In meno di dieci giorni e dal mese di luglio, l’isola è rimasta al buio per tre volte. Si tratta inoltre dell’undicesima interruzione di elettricità su larga scala dalla fine del 2023.
Le riforme e la tensione con gli USA
Nonostante le riforme recentemente annunciate dal governo cubano per aprire il mercato ai privati, i loro effetti non si sentono ancora. Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha introdotto misure che permettono maggiore autonomia alle imprese statali e alle amministrazioni locali, nonché una maggiore disponibilità agli investimenti esteri. Tuttavia, la situazione economica resta critica, con un’incertezza che alimenta il malcontento e le proteste in piazza.
L’Avana attribuisce la responsabilità della crisi energetica a Washington, mentre gli Stati Uniti replicano accusando Cuba di una gestione economica inefficiente. La tensione tra Cuba e gli Stati Uniti si è ulteriormente aggravata a causa della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, alleato del governo cubano. Donald Trump, che considera l’isola un “fortino comunista” e una “minaccia straordinaria” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha più volte avvertito che potrebbe “assumerne il controllo”. I cubani temono di essere intrappolati dagli americani, temendo un destino simile a quello del Venezuela, dove nel gennaio scorso l’amministrazione Trump ha ribaltato il governo con la cattura a Caracas di Maduro. La crisi economica che ha colpito Cuba negli ultimi cinque anni ha reso l’isola particolarmente vulnerabile alle interruzioni di energia. Le infrastrutture obsolete e la mancanza di carburante hanno reso i blackout totali o parziali una realtà quotidiana. La popolazione, costretta a usare metodi improvvisati per cucinare e mantenere la temperatura, vive un quotidiano segnato da una forte instabilità.
