Federazione calcistica spagnola apre trattative per vitrificazione degli ovuli per giocatrici

Federazione calcistica spagnola valuta accordo con clinica per vitrificazione ovuli, per supporto alle giocatrici.

Giocatrici calcistiche in trattativa per vitrificazione ovuli, con clinica specializzata
Giocatrici calcistiche in trattativa per vitrificazione ovuli, con clinica specializzata

La Federazione calcistica spagnola ha avviato trattative con una clinica di fertilità per offrire alle proprie giocatrici la possibilità di sottoporsi a trattamenti di vitrificazione degli ovuli. L’accordo, che dovrebbe essere presentato nel corso di settembre, rappresenta un passo avanti per garantire alle atlete una maggiore autonomia nella gestione della propria salute e della maternità. L’iniziativa segue un trend internazionale, con club e federazioni che si adattano alle esigenze di carriere sempre più lunghe e alla libertà di scelta delle atlete.

Salute e prestazioni: un equilibrio delicato

La vitrificazione degli ovuli, un processo che permette di congelare uova mature per un uso futuro, è diventata una pratica sempre più comune tra le atlete. Tuttavia, il trattamento non è privo di effetti sulle prestazioni. Secondo la ginecologa Rebeca Beguería, il protocollo medico stabilisce che si possa condurre una vita normale, ma per un’atleta di alto livello sono giorni nei quali le prestazioni non sono le stesse: non correrà alla stessa velocità né riuscirà ad avere la stessa intensità. Il trattamento dura circa due settimane e prevede l’uso di farmaci ormonali per stimolare le ovaie e ottenere più ovuli nello stesso ciclo. Questi vengono prelevati sotto sedazione e congelati. Tra i possibili effetti ci sono mancanza di energia, gonfiore, ritenzione idrica ed emicrania, oltre a un aumento del rischio di infortuni. Per le atlete, quei giorni possono incidere sugli allenamenti e sul loro rendimento.

Un’esperienza già sperimentata in altri contesti

Non è solo il calcio a muoversi in questa direzione. La Women’s Tennis Association consente alle giocatrici tra le prime 750 del ranking, rimaste fuori per più di dieci settimane per una procedura di preservazione della fertilità, di rientrare utilizzando un ranking speciale nei tre tornei successivi. Nella Wnba, invece, i club rimborsano fino a 20 mila dollari all’anno per le spese di questo tipo non coperte dall’assicurazione.

Un’altra pietra miliare è rappresentata dal Racing Louisville, negli Stati Uniti, che nel 2021 è stato il primo club di calcio a raggiungere un accordo con una clinica per questi trattamenti, impegnandosi anche a sostenere i successivi costi di crioconservazione per le giocatrici non più sotto contratto. Questo modello sta ora prendendo piede anche in Spagna, con l’Associazione dei calciatori spagnoli che ha annunciato un’intesa con un ospedale privato per mettere a disposizione degli iscritti la propria unità di procreazione assistita.

La Uefa ha raccomandato di “inserire i trattamenti per la fertilità e la riproduzione nelle politiche lavorative”, mentre il Chelsea ha annunciato una partnership con una clinica e la creazione di un fondo per coprire “valutazioni, trattamenti e consulenze”. Questi passi segnalano un cambiamento nella percezione della salute riproduttiva nel mondo dello sport, anche se la ricerca deve ancora recuperare terreno. “Non ci sono abbastanza studi su come il trattamento [di stimolazione ovarica] possa avere effetti, per esempio, sulle articolazioni o sui tessuti molli”, avverte Eva Ferrer, specialista in Medicina dello Sport e componente del comitato di esperti sulla salute femminile della Uefa. La pratica, pur essendo vista come una strategia di “male minore”, rimane un’incognita per chi sottopone quotidianamente il proprio corpo a carichi di lavoro estremi.