Odessa e l’eco dell’Italia: tra musica, architettura e storia
Odessa celebra il legame con l’Italia attraverso la musica e l’architettura.

Odessa, sulle rive del Mar Nero, ha accolto una delegazione italiana durante la missione di pace “Adesso-Odesa” del Mean. In un momento di tensione, un tenore ha dedicato alla delegazione la celebre canzone napoletana “’O sole mio”, un brano legato alla permanenza del compositore Eduardo Di Capua a Odessa nel 1898. L’episodio ha rievocato un legame antico e profondo tra la città e l’Italia, che si estende ben oltre la musica. Gli italiani hanno contribuito alla vita economica, culturale e amministrativa di Odessa, lasciando tracce indelebili nella sua storia e nella sua architettura.
Un legame che va oltre la musica
La presenza italiana a Odessa non si limita alla musica. Documenti storici ricordano l’attività commerciale dei genovesi e il loro ancoraggio denominato “Ginestra”. Il rapporto tra la città e l’Italia non fu soltanto demografico. Gli italiani parteciparono attivamente alla costruzione della moderna Odessa, contribuendo al suo sviluppo come città portuale. Nel 1797, gli italiani erano circa 800, pari al 10% della popolazione. Il commercio collegava Odessa con i porti italiani, in particolare Napoli, Genova e Venezia. La lingua italiana si diffuse negli ambienti commerciali e veniva utilizzata per contratti, contabilità e corrispondenza.
Architettura e arte: tracce di una storia condivisa
La città conserva ancora oggi tracce di questa presenza. Architetti e artisti italiani contribuirono alla costruzione di Odessa, lasciando un’impronta visibile nel centro storico. Francesco Boffo, di origine italiana, progettò la celebre scalinata Potëmkin. Numerosi altri professionisti italiani lasciarono la loro impronta nel tessuto urbano. L’architettura di Odessa, con i suoi palazzi e strade, è un testimonianza del lavoro e della collaborazione tra popoli diversi. La città, costruita attraverso l’incontro di culture, è un esempio di come le relazioni umane possano lasciare un segno duraturo.
La musica, però, rimane il simbolo più immediato del legame tra Odessa e l’Italia. “’O sole mio”, nata sul Mar Nero, è una canzone che evoca la nostalgia per la terra d’origine. I versi del poeta Giovanni Capurro, dedicati al sole e alla luce, raccontano una storia di distanza e di ricordo. Più di un secolo dopo, quelle stesse note tornano a risuonare a Odessa, questa volta davanti a una delegazione italiana arrivata per una missione di pace. La scelta del tenore di cantare la canzone non è casuale: è un richiamo a un passato condiviso, a una storia che va oltre le frontiere.
La missione di pace “Adesso-Odesa” ha visto gli italiani arrivare non per commercio o turismo, ma per portare solidarietà e chiedere la pace. Sulle rive del Mar Nero, dove la guerra continua a colpire, la musica e la storia si intrecciano per ricordare che Odessa non è soltanto un luogo di conflitto. È una città mediterranea, costruita attraverso l’incontro di popoli, lingue e culture. La sua storia italiana è una pagina importante, che oggi torna a parlare attraverso la voce di un tenore e la melodia di una canzone.
- “’O sole mio” è legata alla permanenza di Eduardo Di Capua a Odessa nel 1898.
- La presenza italiana a Odessa risale al Medioevo, con l’attività commerciale dei genovesi.
- Architetti e artisti italiani hanno contribuito alla costruzione della città portuale.
La storia non cancella la guerra, né le bombe che continuano a colpire la città. Ma ricorda che Odessa non è soltanto un luogo della cronaca del conflitto. È una città che ha visto l’incontro di culture e che oggi, attraverso la musica e la storia, continua a parlare di pace e di connessioni durature.
