Ucraina: testimonianze di speranza e preghiera a Odessa

Testimonianze di speranza e preghiera a Odessa: la pace come amore, libertà e democrazia

Donne e uomini ucraini condividono esperienze di guerra e speranza, mentre si impegnano nel servizio e nella preghiera a Odessa
Donne e uomini ucraini condividono esperienze di guerra e speranza, mentre si impegnano nel servizio e nella preghiera a Odessa

Odessa, 29 agosto 2026 – Tra reti mimetiche e preghiere, quattro testimonianze raccontano una guerra vissuta senza odio, ma con la speranza di una pace che garantisca che l’invasione non possa ripetersi. Le storie di Andrij, Elena, Valeria e Giulia, raccolte durante la missione di pace “Adesso-Odesa” del Mean, mostrano come la fede e il servizio alla comunità siano diventati un punto di riferimento per chi vive le conseguenze della guerra. La loro esperienza, intrecciata con la vita di chi prega la fine del conflitto, si svolge a Odessa, dove le mani intrecciano stoffe per creare reti per i militari e le parole si intrecciano per costruire un futuro diverso.

La pace come amore, libertà e democrazia

Per Andrij, Elena, Valeria e Giulia, la pace non è solo un desiderio, ma un obiettivo concreto. “La pace è amore, libertà, democrazia”, affermano, sottolineando che non si limita a un accordo politico, ma include la garanzia che il conflitto non si ripeta. La loro visione si basa su un’esperienza personale: Andrij, ex saldatore, ha visto la guerra come ingiusta, mentre Valeria, dopo la morte del padre in combattimento, ha scelto di restare in Ucraina per difendere la patria. Per Giulia, che vive in Italia con il figlio, la pace significa la certezza che il conflitto non torni mai più.

La pace non dipende solo dai politici, ma anche da chi vive la guerra ogni giorno. Elena, che ha trovato Dio durante un viaggio all’estero, sottolinea che la pace è un risultato di azioni concreti, non solo di decisioni politiche. “Siamo noi, la gente comune, che possiamo fare tante cose, fare la differenza e contribuire a risolvere questa guerra”, afferma, rafforzando l’idea che la speranza nasce anche da piccoli gesti.

La preghiera e il servizio come strumenti di speranza

La preghiera, per padre Myroslav, è la prima risposta alla guerra. “La cosa più importante è pregare e unire la gente nella preghiera”, dice il sacerdote, che ha visto crescere molti ragazzi che oggi sono al fronte. La preghiera non è solo un atto personale, ma un modo per unire le persone e mobilitare l’aiuto concreto. Mentre le mani intrecciano pezzi di stoffa per creare reti mimetiche, le parole si intrecciano per costruire un futuro diverso. La comunità francescana, presente a Odessa, si impegna nel sostegno alle famiglie dei militari, alle persone sfollate e ai feriti, con gesti quotidiani che alimentano la speranza.

La solidarietà e la preghiera sono diventate un’abitudine per chi vive la guerra. La missione di pace “Adesso-Odesa” ha permesso di incontrare persone che hanno visto la guerra da diverse angolazioni: Elena, che ha trovato Dio durante un viaggio all’estero, e Valeria, che ha scelto di restare in Ucraina nonostante la guerra. La loro storia è diventata un esempio di come la fede e il servizio possano trasformare la sofferenza in azione.

La comunità francescana, presente a Odessa, si impegna nel distribuire generi alimentari, nel supporto alle famiglie sfollate e nel sostegno ai militari. “Tutto quello che si usa sulla linea del fronte viene consumato”, spiega padre Myroslav, che racconta di come ogni gesto, anche piccolo, possa fare la differenza. La missione di pace ha permesso di incontrare persone che hanno visto la guerra da vicino, ma che non hanno perso la speranza. “Vogliamo ringraziarvi tanto. Non avete avuto paura. Siete stati coraggiosi ad arrivare qua”, dice Elena, rivolgendosi alla delegazione europea. La loro speranza è legata all’aiuto ricevuto dall’Italia e alla volontà di un futuro in cui la guerra non torni mai più.