Escursionisti bresciani tornati in Italia: “Siamo sani e salvi, ma le persone sono ancora sotto il fango”
Due escursionisti bresciani tornati in Italia dopo le inondazioni in Nepal: “Siamo sani e salvi, ma le persone sono ancora sotto il fango”.

Due escursionisti bresciani, Massimo Lombardi e Giovanni Fassini, sono tornati in Italia dopo giorni di blocco e difficoltà causate dalle violente inondazioni e frane nel Nepal. I due, bloccati in territorio nepalese, hanno raggiunto Kathmandu e da lì hanno imbarcato il volo di ritorno all’aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo, poco prima delle 15.00 del 29 agosto 2026. Sono sani e salvi, ma hanno espresso preoccupazione per le persone ancora isolate o sotto il fango, sottolineando l’importanza di concentrare l’attenzione su chi ha bisogno di aiuto.
Difficoltà e ostacoli durante il viaggio
Il viaggio verso la capitale nepalese è stato segnato da diversi episodi di blocco e pericoli. I due escursionisti, partiti da Pokhara, hanno visto interrompersi la strada a causa della piena del fiume, che ha trasformato la carreggiata in un fiume di fango e detriti. “La strada è sparita davanti a noi”, ha raccontato Fassini, spiegando di essere rimasto con l’amico su un tratto di carreggiata isolato. Intorno a loro, ponti crollati, villaggi isolati e strade inondate hanno reso impossibile proseguire. In un altro momento del viaggio, i due sono rimasti bloccati per circa otto-dieci ore, senza possibilità di muoversi.
Un messaggio di solidarietà e speranza
Dopo essere riusciti a raggiungere Kathmandu, i due escursionisti hanno espresso un messaggio di solidarietà per le persone ancora in difficoltà. “Siamo sani e salvi, l’importante è quello. Ma il pensiero va alla gente ancora isolata o sotto il fango, la concentrazione di tutti deve andare a loro”, hanno detto appena atterrati. Quello nepalese è un popolo fantastico, ha aggiunto Fassini, sottolineando l’impatto positivo della popolazione locale durante la loro esperienza. Inoltre, hanno espresso gratitudine per l’attenzione ricevuta e hanno assicurato di continuare a tenere informati i familiari e la comunità.
La situazione dei dispersi, tra cui la coppia italo-svizzera Luca Barachini e Patrizia Marziale, e il ligure Marco Ratto, rimane ancora incerta. La sindaca di Rapallo, Elisabetta Ricci, ha confermato di non avere nuove informazioni da comunicare, ma ha assicurato di mantenere un contatto costante con la famiglia di Ratto. Nessuno si sente escluso da questo dolore, ha detto, sottolineando l’unità della comunità. In ogni caso, i due escursionisti hanno espresso la loro disponibilità a supportare la famiglia di Ratto e a fornire aggiornamenti non appena ci saranno novità concrete. La donna, Patrizia Marziale, aveva pubblicato un post sul suo profilo social il sabato precedente all’alluvione, 22 agosto, nel quale aveva scritto: “Chiedimi se sono felice. Sì. Perché ho imparato che la felicità non ha bisogno di grandi cose. È in un sorriso sincero, in un abbraccio che arriva al momento giusto, in uno sguardo che parla senza bisogno di parole. La felicità, in fondo, è fatta di piccoli istanti, quelli che diventano ricordi e restano nel cuore”. Di loro, così come di Ratto, non si hanno ancora notizie.
La coppia italo-svizzera, Luca Barachini e Patrizia Marziale, sarebbe arrivata lo scorso 26 agosto nella zona di confine tra il Nepal e la regione autonoma del Tibet. Dei due, così come di Ratto, si sono perse le tracce. Non si esclude che possano essersi spostati in un’area rimasta isolata, dalla quale non riescono a comunicare la loro presenza. La situazione resta drammatica e le famiglie dei dispersi attendono con preoccupazione notizie. La sindaca di Rapallo ha espresso il suo sostegno e la sua vicinanza alla famiglia di Marco Ratto, sottolineando l’importanza di mantenere un contatto costante e di rispettare la loro intimità. “Lo faccio in modo frequente, ma con la massima discrezione, per rispettare la loro intimità e, al tempo stesso, far sentire che l’intera città di Rapallo è lì con loro, pronta a sostenerli”, ha detto. La comunità rapallesa si mobilita per supportare le famiglie dei dispersi e per mantenere viva la speranza.
La situazione in Nepal rimane estremamente critica, con molte persone ancora isolate o in difficoltà. I due escursionisti bresciani, tornati in Italia, hanno espresso la loro gratitudine per l’attenzione ricevuta e hanno ribadito l’importanza di concentrare l’attenzione su chi ha bisogno di aiuto. La loro esperienza, pur drammatica, ha anche portato a un momento di riflessione e di solidarietà, che si spera possa contribuire a un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale.
